Dal cratere degli Astroni al lago di Conza, passando per il Cilento e il Matese: oasi, zone umide e parchi naturali offrono occasioni per conoscere la biodiversità regionale. Binocolo, silenzio e rispetto delle regole sono fondamentali
Dai rapaci che sorvolano le montagne agli uccelli acquatici che frequentano laghi e zone umide, fino ai mammiferi più elusivi che vivono nei boschi: la Campania custodisce ambienti naturali diversi, nei quali è possibile conoscere la fauna selvatica senza allontanarla dal suo habitat.
Non sempre, però, osservare un animale significa riuscire a vederlo da vicino. Molte specie sono schive, hanno abitudini notturne o si muovono in territori estesi. Per questo, più che inseguire un avvistamento, il modo migliore per avvicinarsi alla natura è scegliere aree adatte, seguire i percorsi autorizzati e imparare a riconoscere anche le tracce della presenza animale.
Dal Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni alle oasi del WWF, ecco cinque luoghi in Campania dove scoprire la fauna e il valore degli ecosistemi che la ospitano.
Cratere degli Astroni, un’oasi naturale alle porte di Napoli
A pochi chilometri dal centro di Napoli, il Cratere degli Astroni è un’area naturale protetta di origine vulcanica che offre un ambiente particolare, caratterizzato da boschi, specchi d’acqua e una vegetazione influenzata dalla conformazione del cratere.
L’oasi, gestita dal WWF, è interessante soprattutto per chi desidera avvicinarsi all’osservazione degli uccelli e alla biodiversità forestale senza allontanarsi dall’area metropolitana. Secondo le informazioni pubblicate dal WWF Napoli, nell’area sono presenti oltre 130 specie di avifauna. Tra gli animali che possono frequentare l’ambiente figurano anche la volpe, piccoli mammiferi, anfibi e numerose specie di invertebrati.
Il paesaggio cambia con le stagioni: durante l’autunno il sottobosco si arricchisce di colori, mentre la presenza degli specchi d’acqua contribuisce a creare condizioni favorevoli per diverse forme di vita.
Per una visita orientata all’osservazione naturalistica è consigliabile procedere lentamente, fermarsi nei punti consentiti e prestare attenzione ai suoni del bosco. Un binocolo può aiutare a osservare gli uccelli senza avvicinarsi eccessivamente.
2. Oasi WWF di Serre Persano, alla scoperta della lontra e degli uccelli acquatici
Tra i territori di Serre e Campagna, in provincia di Salerno, l’Oasi WWF di Serre Persano si estende per circa 110 ettari ed è inserita in un’area protetta di particolare interesse naturalistico.
Il paesaggio è dominato dal bacino del Sele, dai canneti, dai prati umidi e dal bosco ripariale. La varietà degli ambienti favorisce la presenza di numerose specie, soprattutto uccelli acquatici. Il WWF segnala 184 specie di uccelli censite nell’oasi e nelle aree immediatamente circostanti, con una parte che vi nidifica.
La specie simbolo dell’area è la lontra, mammifero legato agli ambienti d’acqua dolce e particolarmente elusivo. La sua presenza rappresenta un indicatore importante per la conservazione degli ecosistemi fluviali, ma non significa che sia facile avvistarla durante una normale visita.
Per il pubblico sono previste visite guidate su prenotazione, mentre per gruppi organizzati e scolaresche possono essere concordate modalità specifiche. Per gli orari contattare l’Oasi.
3. Lago di Conza, una zona umida preziosa per gli uccelli
In Alta Irpinia, in provincia di Avellino, l’Oasi WWF del Lago di Conza è una delle aree umide più importanti della Campania per l’osservazione dell’avifauna.
Secondo le informazioni pubblicate dall’oasi, sono state censite oltre 140 specie di uccelli. Tra quelle segnalate figurano il falco pescatore, l’airone rosso, la nitticora, il tarabuso e diverse specie di anatre e altri uccelli acquatici. La presenza delle specie varia in base alla stagione, alle condizioni ambientali e ai periodi di migrazione.
Il lago e le aree circostanti costituiscono inoltre un habitat per la lontra e per altri mammiferi, tra cui volpi, tassi e faine, oltre a numerosi anfibi e rettili.
Uno degli aspetti più interessanti è la possibilità di osservare la fauna senza cercare un contatto diretto con gli animali. Le zone umide sono ambienti dinamici, frequentati da specie diverse durante l’anno: per questo anche una visita senza avvistamenti eccezionali può diventare un’occasione per comprendere i ritmi della natura.
Per maggiori info contattare l’oasi.
4. Il Matese, tra boschi, laghi e rapaci
Tra le montagne del Matese, al confine tra Campania e Molise, boschi, faggete, pareti rocciose e ambienti lacustri costituiscono un mosaico di habitat favorevole a numerose specie selvatiche.
Il Parco Regionale del Matese segnala una particolare ricchezza di avifauna. Nell’area del lago Matese è possibile incontrare, a seconda dei periodi, l’airone cenerino, mentre sulle quote più elevate possono essere osservati rapaci come il falco pellegrino, il nibbio reale e il lanario. Il parco segnala inoltre la presenza dell’aquila e di diverse altre specie di uccelli legate agli ambienti montani.
Il territorio è adatto a chi vuole abbinare un’escursione alla scoperta della fauna, scegliendo itinerari compatibili con il proprio livello di preparazione. Nei boschi e lungo i sentieri è importante prestare attenzione ai segnali della presenza animale, senza uscire dai percorsi per avvicinarsi a tane, nidi o eventuali cuccioli.
Per osservare i rapaci è preferibile utilizzare un binocolo e mantenere una distanza adeguata. Gli avvistamenti non sono garantiti e dipendono da numerosi fattori, tra cui meteo, stagione e attività degli animali.
Prima dell’escursione è opportuno controllare le condizioni dei sentieri, le previsioni meteorologiche e le eventuali limitazioni di accesso.
5. Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, alla ricerca delle tracce della fauna appenninica
Il Cilento offre una grande varietà di ambienti, dalle coste alle montagne dell’entroterra, con boschi, vallate e corsi d’acqua che ospitano una fauna ricca e diversificata.
Tra le specie più significative figurano la lontra, il lupo appenninico e il gatto selvatico. Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni ha documentato la presenza di entrambe attraverso immagini raccolte con fototrappole nell’ambito di progetti di monitoraggio della biodiversità.
Si tratta di animali difficili da osservare direttamente. Il lupo può percorrere grandi distanze e tende a evitare il contatto con le persone, mentre il gatto selvatico è particolarmente schivo. Per questo, nel caso di queste specie, conoscere la fauna significa spesso imparare a riconoscere le caratteristiche degli habitat e comprendere il lavoro svolto dai ricercatori per monitorarne la presenza.
Il parco offre numerosi ambienti da esplorare attraverso itinerari escursionistici, ma non tutti i sentieri sono ugualmente adatti all’osservazione naturalistica. Per scegliere un percorso è utile rivolgersi agli uffici del parco, alle guide ambientali escursionistiche e ai centri visita.
L’obiettivo non deve essere inseguire gli animali, ma scoprire come vivono, quali ambienti frequentano e perché la loro conservazione dipende anche dal rispetto delle attività umane e degli equilibri naturali.
Come osservare gli animali senza disturbarli
Qualunque sia la destinazione scelta, alcune regole valgono in ogni ambiente naturale. La prima è mantenere le distanze: avvicinarsi troppo può indurre un animale a fuggire, interrompere l’alimentazione o abbandonare temporaneamente un rifugio.
È inoltre importante non offrire cibo alla fauna selvatica, non richiamare gli animali con versi o richiami registrati e non utilizzare flash a breve distanza. Nidi, tane e cuccioli non devono essere toccati né avvicinati.
Il silenzio aiuta a percepire la presenza degli animali, mentre binocolo e teleobiettivo consentono di osservarli senza invadere il loro spazio. Anche cani e altri animali domestici devono essere gestiti secondo le regole dell’area protetta, utilizzando il guinzaglio quando previsto e senza consentire loro di inseguire la fauna.
Se si incontra un animale apparentemente ferito o in difficoltà, è preferibile non manipolarlo e contattare il personale dell’area protetta o i servizi competenti.












