Ci sono anche un padre e un figlio di San Marzano sul Sarno, rispettivamente titolare e dipendente di un’azienda, nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Taranto su un presunto sistema di intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera nel settore agricolo. Nei giorni scorsi sei persone sono finite agli arresti domiciliari.
L’indagine risale al 2023, quando durante alcuni controlli effettuati a Ginosa, in provincia di Taranto, emerse la presenza di numerosi lavoratori, in larga parte stranieri, radunati in specifici punti di raccolta prima di essere trasportati con furgoni verso aziende agricole operanti soprattutto tra Puglia e Basilicata.
Il presunto sistema di reclutamento
L’azienda di riferimento dei due indagati salernitani ha sede a San Marzano sul Sarno. Padre e figlio sono stati interrogati nei giorni scorsi dal gip e hanno fornito la propria versione dei fatti rispetto alle accuse contestate.
Per entrambi restano al momento confermati gli arresti domiciliari, in attesa dell’eventuale impugnazione del provvedimento davanti al Tribunale del Riesame.
Secondo l’ipotesi accusatoria, l’inchiesta avrebbe fatto emergere un sistema organizzato attraverso il quale venivano reclutati, gestiti, alloggiati e trasportati lavoratori, in gran parte cittadini stranieri, successivamente messi a disposizione degli imprenditori agricoli.
Uno dei principali indagati, indicato come promotore e organizzatore dell’associazione, avrebbe rappresentato un punto di riferimento per numerosi stranieri arrivati in Italia alla ricerca di un’occupazione.
L’uomo, secondo l’accusa, avrebbe gestito il reclutamento e diversi aspetti della permanenza dei lavoratori sul territorio: dall’organizzazione dei viaggi al trasporto verso i campi, dalla sistemazione abitativa ai rapporti economici con le aziende agricole. Gli viene contestata anche la trattenuta dei documenti dei lavoratori.
Trasporti, alloggi e condizioni dei braccianti
Tra gli atti dell’indagine figurano anche intercettazioni relative a un bracciante privo di contratto che sarebbe caduto da una scala mentre raccoglieva agrumi.
Secondo la ricostruzione investigativa, l’organizzazione avrebbe gestito l’intero percorso dei lavoratori. Uno dei componenti avrebbe anticipato il denaro necessario per il viaggio, recuperando successivamente le somme attraverso le retribuzioni.
Il sistema avrebbe inoltre assicurato il trasporto verso i campi tramite furgoni e la sistemazione abitativa. Diversi lavoratori sarebbero stati ospitati in locali seminterrati, mentre altri avrebbero trovato sistemazione in prefabbricati in lamiera.
Tra gli indagati figurano anche imprenditori agricoli delle province di Taranto e Matera e un ex carabiniere oggi in congedo. Le responsabilità individuali dovranno essere accertate nel prosieguo del procedimento.












