12 Febbraio 2026
12 Febbraio 2026

Caso Epstein, Nicola Caputo presenta querela per diffamazione e chiede chiarezza sui nomi

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Caso Epstein, Nicola Caputo presenta querela per diffamazione e chiede chiarezza sui nomi

Il caso Epstein continua ad agitare il dibattito politico negli Stati Uniti e produce riflessi anche in Italia, in Campania in particolare. Il nome “Nicola Caputo” compare tra quelli resi pubblici dai deputati americani Ro Khanna e Thomas Massie nei file desecretati. Dopo la diffusione, sui social italiani si è diffusa l’ipotesi che si trattasse dell’ex europarlamentare del Pd e ex assessore regionale all’agricoltura.

L’interessato ha smentito con decisione ogni collegamento e ha chiesto chiarimenti all’ambasciata americana, denunciando attacchi e linciaggi mediatici online.

«Non sono io quel Nicola Caputo – aveva dichiarato a caldo due giorni fa – escludo in maniera categorica di aver mai avuto alcun tipo di contatto con il sig. Epstein e/o con il suo mondo. Siccome, sui social e su qualche organo di stampa, al nome vengono già associate la mia immagine e le mie esperienze politico amministrative, immotivatamente ed arbitrariamente, ho già dato mandato al mio difensore di tutelare in ogni modo la mia immagine e la mia reputazione, onde evitare che simili comportamenti dovessero ripetersi e/o perdurare.»

«Due giorni. Due giorni in cui un nome e un cognome sono stati trasformati in un bersaglio. La vicenda legata ai file Epstein ha assunto contorni surreali. – racconta oggi via social – Senza verifica. Senza riscontri. Senza un’identificazione certa, il mio nome è stato associato a fatti ai quali sono totalmente estraneo. Da lì è partita la macchina dell’odio. Messaggi violenti. Insulti. Minacce. Basta leggere uno dei post circolati in queste ore. Un utente (segnalato!) ha scritto che tra i nomi italiani negli Epstein Files ci sarebbe anche “Nicola Caputo” taggandomi, accompagnando il riferimento con parole offensive e un invito a colpire. Questo è il livello a cui si arriva quando la responsabilità lascia spazio all’impulso. Un nome trovato online e sappiamo che i motori di ricerca riportano prima i nomi di persone note. Nessuna verifica. Un’accusa lanciata e i leoni da tastiera che si scatenano.»

«Ma non riguarda solo gli haters. Ancora più sconcertante – spiega – è ciò che accade in una parte dell’informazione. Alcuni organi di stampa riportano la mia smentita, ma nello stesso tempo danno per implicito che quel nome coincida con la mia persona. È un cortocircuito grave. La smentita non può diventare una conferma indiretta. Il dubbio non può essere insinuato come fosse un fatto. Un nome non è un’identità. Il giornalismo vive di verifiche, non di automatismi. Non ho mai avuto alcun contatto con Jeffrey Epstein e con quel mondo. Mai diretto. Mai indiretto. Ho reagito con atti formali. Ho presentato denuncia e querela per diffamazione aggravata chiedendo l’identificazione dei responsabili, l’oscuramento immediato dei contenuti falsi e l’accertamento delle responsabilità.»

«Grazie al supporto dell’Ambasciata italiana in USA ho inviato una richiesta formale ai membri del Congresso degli Stati Uniti Ro Khanna e Thomas Massie chiedendo una verifica immediata dell’identità della persona citata e una rettifica pubblica. Chi informa ha un dovere preciso. Verificare prima di pubblicare. Chi non lo fa non esercita un diritto. Crea un danno. Io continuerò a rispondere con trasparenza, con atti formali e con la forza dei fatti. Il resto è rumore. In queste ore ho ricevuto tantissimi messaggi di solidarietà da amici, colleghi e cittadini. A ciascuno rivolgo un grazie sincero. La vostra vicinanza ha avuto un valore profondo e mi ha ricordato quanto contino le relazioni costruite nel tempo, fondate su rispetto e fiducia.»

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