Torino piange Cesare Castellotti, giornalista storico che per decenni ha raccontato il calcio italiano e la vita industriale del Piemonte con rigore e discrezione. Castellotti si è spento all’età di 86 anni, lasciando un vuoto nel mondo dell’informazione sportiva e motoristica, dove la sua voce e il suo stile sobrio erano diventati un marchio riconoscibile.
Nato a Torino nel 1939, Castellotti entra in Rai negli anni Sessanta e costruisce la sua carriera nella TgR Piemonte, occupandosi non solo di calcio, ma anche di basket, pallavolo e cronaca industriale legata alla Fiat. Il suo nome resta indissolubilmente legato a “90° Minuto”, la trasmissione ideata da Paolo Valenti che la domenica pomeriggio portava nelle case degli italiani i gol del campionato. Con i suoi baffi inconfondibili e le cravatte colorate, Castellotti diventò il simbolo torinese del programma, raccontando con misura i match di Juventus e Torino e immortalando momenti storici come l’ultimo scudetto granata del 16 maggio 1976.
Oltre alla carriera televisiva, Castellotti ha seguito cinque Mondiali di calcio e sei edizioni dei Giochi Olimpici, raccontando eventi sportivi internazionali con lo stesso equilibrio e la stessa precisione che contraddistinguevano il suo lavoro in Piemonte. Nel 1975 riceve il Premio Saint Vincent per il giornalismo, riconoscimento della sua professionalità e del contributo alla comunicazione sportiva.
Dopo il pensionamento dalla Rai nel 1999, Castellotti non si è mai allontanato dall’informazione: ha diretto Il Dossier, testata online specializzata nel settore automobilistico, continuando a unire la sua passione per i motori a quella per il racconto dei grandi protagonisti dello sport. Attivo anche nella Federazione nazionale della stampa fino al 2006, Castellotti incarnava una professionalità che oggi appare rara: discreto, attento ai dettagli e sempre rispettoso degli interlocutori, dai campioni del calcio ai colleghi di redazione.
Tra i primi a ricordarlo, il collega Carlo Nesti ha scritto su Facebook: “È stato il mio caposervizio per quasi 20 anni. Dovunque sia, spero possa giocare a golf, la sua vera passione. Grande, e nobile, professionista. Volto storico del ‘Novantesimo minuto’ di Paolo Valenti. È diventato Vettorello nella spassosa imitazione di Teo Teocoli. Ha adorato il Brasile, la sua ‘terra promessa’”.
Cesare Castellotti lascia un’eredità fatta di rigore, eleganza e passione per lo sport e i motori, un giornalismo che univa competenza, precisione e umanità, e che continuerà a vivere nella memoria dei colleghi, dei telespettatori e di chi ama raccontare lo sport con autenticità.



