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6 Marzo 2026
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Cibo e agricoltura: Slow Food, “senza donne non c’è futuro”

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Cibo e agricoltura: Slow Food, “senza donne non c’è futuro”

Senza il contributo delle donne non può esserci futuro per il sistema alimentare e agricolo. È il messaggio che arriva da Slow Food in occasione della Giornata Internazionale della Donna dell’8 marzo, con un richiamo a superare disuguaglianze ancora diffuse nella filiera del cibo, dalle cucine ai campi.

«Abbiamo bisogno di cambiare preposizione: non serve parlare di donne, quello lo fanno molto anche gli uomini, ma parlare da donne», afferma Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, sottolineando come, nonostante i progressi compiuti, il mondo della gastronomia e dell’agricoltura resti segnato da profonde disparità.

Secondo Nappini, il contributo femminile è stato storicamente decisivo soprattutto nella trasmissione delle tradizioni culinarie. «Nei secoli le donne, con poche risorse, hanno tramandato ricette straordinarie», osserva, evidenziando però come nelle classifiche dei migliori cuochi la presenza femminile resti ancora limitata e spesso relegata a ruoli meno visibili.

La situazione non cambia nei campi, dove la forza lavoro femminile è frequentemente sottopagata e poco rappresentata nei ruoli decisionali. Dati dell’Osservatorio Placido Rizzotto indicano che, a fronte di un guadagno medio annuo di circa 7.200 euro per i braccianti agricoli, le lavoratrici percepiscono in media circa 1.800 euro in meno.

A livello globale, secondo la FAO, meno del 15% dei proprietari di terreni agricoli sono donne, percentuale che scende al 10% nei Paesi arabi. Eppure il loro ruolo è centrale nella produzione alimentare: nel continente africano, ad esempio, le donne coltivano circa l’80% dei prodotti agricoli, secondo dati della Banca Mondiale.

«Attraversare una qualsiasi porzione di campagna africana fa capire cosa rappresentano le donne nell’economia agricola», osserva Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, ricordando anche il loro ruolo nella tutela delle produzioni tradizionali e dei Presìdi Slow Food nel mondo. Molte di queste produttrici si ritroveranno a Torino dal 24 al 28 settembre in occasione di Terra Madre.

Ridurre il divario di genere nell’accesso alla terra e alle risorse agricole potrebbe avere effetti significativi anche sulla sicurezza alimentare globale. Uno studio della Banca Mondiale stima che la parità nell’accesso alla terra potrebbe ridurre la fame nel mondo del 17%, mentre la FAO sottolinea che colmare il divario di genere in agricoltura potrebbe diminuire l’insicurezza alimentare per 45 milioni di persone e aumentare il Pil globale di circa 1.000 miliardi di dollari.

Il cibo, secondo Nappini, può diventare anche uno strumento di emancipazione. «Esercitare il diritto di esprimersi significa rompere il tetto di cristallo. Così il cibo diventa il palcoscenico di tante storie di emancipazione femminile», afferma.

In Italia, inoltre, molte imprenditrici agricole stanno guidando processi di innovazione e sostenibilità. Secondo Slow Food, circa il 50% delle aziende agricole guidate da donne gestisce attività multifunzionali – come agriturismo, vendita diretta o fattorie didattiche – mentre il 60% adotta pratiche ecocompatibili, tra cui l’agricoltura biologica.

«È doveroso, ogni giorno dell’anno, problematizzare il ruolo delle donne nell’agricoltura e nella trasformazione del cibo – conclude Nappini – e dare voce alle migliaia di contadine, pastore, pescatrici, cuoche e imprenditrici che lavorano per rafforzare la sicurezza alimentare e preservare risorse naturali, culture e saperi locali».

Foto: Alessandro Vargiu

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