Nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni l’acqua è una presenza silenziosa ma determinante. Scava, modella, custodisce. E soprattutto collega: unisce borghi distanti tra loro attraverso una rete di fiumi, torrenti e sorgenti che da secoli orientano la vita delle comunità locali. È lungo questi “sentieri d’acqua” che prende forma un viaggio alla scoperta dei paesi che l’acqua ha plasmato.
Il percorso parte dalle sorgenti del Sammaro, nel territorio di Sacco, dove il borgo si affaccia sul canyon verticale che accoglie le acque smeraldine del torrente. Poco distante, Roscigno – nella sua doppia identità di paese abitato e borgo fantasma – custodisce ancora i lavatoi e le fontane che per generazioni hanno rappresentato il centro della vita sociale. Qui l’acqua non è solo paesaggio, ma memoria viva di un passato rurale che riaffiora tra vicoli e case in pietra.
Risalendo verso gli Alburni, il percorso lambisce Castelcivita, borgo che vive a stretto contatto con la gola dell’Auso e con il vasto sistema di grotte che l’acqua continua a scolpire da millenni. Le vie del centro storico, adagiate sul pendio, sembrano accompagnare idealmente il fluire sotterraneo del complesso carsico. Poco più in là, Controne e Ottati conservano una tradizione agricola ancora viva, sostenuta da un sistema di sorgenti e rivoli che alimentano campi e orti.
Nel Vallo di Diano, il protagonista assoluto è il Tanagro. Il fiume attraversa la valle come una spina dorsale liquida, costeggiando borghi dal carattere forte. Sant’Arsenio, Polla, Atena Lucana e soprattutto Teggiano, il balcone medievale del Vallo, vivono in stretto dialogo con le sue acque. Le zone umide create dal fiume sostengono una biodiversità in crescita: aironi, nitticore e martin pescatori punteggiano le rive, mentre la lontra – tornata stabilmente – racconta il miglioramento delle condizioni ambientali. Gli argini del Tanagro sono oggi percorsi scelti dagli amanti del turismo lento, richiamando escursionisti e cicloturisti mossi dalla ricerca di paesaggi autentici.
Proseguendo verso sud, la geografia liquida del Parco conduce al Bussento, dove sorgono borghi come Caselle in Pittari e Morigerati. Nel primo il fiume scompare in un inghiottitoio, dando origine a uno dei più straordinari fenomeni carsici d’Italia; nel secondo riemerge fragoroso nell’Oasi WWF delle Grotte del Bussento. Le case di Morigerati, addossate alla roccia, convivono da secoli con l’acqua che ha scavato gole profonde e creato un microclima ombroso e fresco. Il mulino restaurato, oggi simbolo della comunità, ricorda una relazione millenaria tra uomo e paesaggio.
Il reticolo idrico prosegue con il Mingardo, che sfiora borghi come Camerota e si incunea in forre boscose prima di aprirsi alla costa; con il Lambro, che accompagna piccoli centri rurali immersi in vallate ombrose; e con il Calore, che scolpisce gole rocciose e piscine naturali nei pressi di Felitto, dove il borgo domina dall’alto il canyon spettacolare delle Gole di Remolino.



