Si intitola EX–HOMINE, la tesi di Amelia Aprea sviluppata presso il Dipartimento di Architettura (DiARC) dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, sotto la supervisione della Relatrice Prof.ssa Maria Cerreta, del Co-relatore Prof. Arch. Sergio Pone e con il contributo dei Co-tutor Sabrina Sacco, Piero Zizzania e Daniele Lancia. Un lavoro che si inserisce nel dibattito contemporaneo sul ruolo dell’architettura nei processi di rigenerazione territoriale, con particolare riferimento ai contesti marginali e alle aree interne. La ricerca prende forma all’interno delle attività di Archivio Atena, configurandosi come un contributo teorico e operativo volto a ridefinire il processo decisionale dei progettisti non orientato solo alle necessità dell’uomo ma anche dell’ambiente e degli animali.
La sperimentazione si è concretizzata nel caso studio dell’impresa territoriale “La Foresta dei cani” ad Atena Lucana, un’area dedicata alla relazione uomo-cane che offre asilo diurno, educazione e percorsi naturalistici guidati, promossa dall’imprenditore cinofilo Pasquale Lacerra e dalla responsabile commerciale Francesca De Sarli, in cui il progetto architettonico si configura come dispositivo attivo capace di attivare nuove relazioni multispecie. Attraverso l’analisi dei bisogni non umani, mediati da figure esperte, e la costruzione di uno spazio aperto, permeabile e adattivo, il progetto traduce i principi teorici in azioni concrete. In questo quadro, quello che viene fuori è infrastruttura vivente: non un oggetto concluso, ma un sistema aperto, attraversabile e trasformabile nel tempo, capace di integrarsi progressivamente nel paesaggio e di generare condizioni di co-esistenza tra diverse forme di vita.
Il lavoro propone un cambio di paradigma: dal progetto inteso come risposta funzionale a un processo capace di leggere, interpretare e attivare relazioni tra umani e non umani. In questo senso, il territorio di Atena Lucana viene assunto non come semplice supporto fisico, ma come sistema complesso di entità, dinamiche e forme di agency.
La ricerca dimostra così come sia possibile sviluppare pratiche progettuali che non si limitano a intervenire sul territorio, ma che contribuiscono a ridefinire il ruolo stesso del progettista, inteso come mediatore di relazioni e attivatore di processi rigenerativi.












