19 Febbraio 2026
19 Febbraio 2026

Digiuno intermittente, tra evidenze scientifiche e falsi miti

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Digiuno intermittente, tra evidenze scientifiche e falsi miti

Il digiuno intermittente è una delle strategie alimentari più discusse degli ultimi anni. Non è una dieta nel senso tradizionale del termine, ma un modello di organizzazione dei pasti che alterna periodi di alimentazione a finestre di digiuno. Dai social agli studi medici, il tema è diventato centrale nel dibattito su salute, metabolismo e longevità.

Ma funziona davvero? E soprattutto: è adatto a tutti?

Cos’è il digiuno intermittente

Le modalità più diffuse sono:

  • 16:8: 16 ore di digiuno e 8 ore in cui concentrare i pasti.
  • 5:2: cinque giorni di alimentazione normale e due giorni a forte restrizione calorica.
  • Eat Stop Eat: uno o due digiuni completi di 24 ore a settimana.

Il principio è semplice: ridurre la finestra temporale in cui si mangia, con l’obiettivo di migliorare la sensibilità insulinica, favorire la perdita di peso e attivare meccanismi cellulari come l’autofagia.

I possibili benefici

Negli ultimi anni numerose ricerche, tra cui studi pubblicati su riviste scientifiche come il New England Journal of Medicine, hanno evidenziato alcuni potenziali vantaggi:

1. Perdita di peso

Ridurre la finestra alimentare porta spesso, in modo spontaneo, a un minor introito calorico. Per molte persone è più semplice “mangiare meno ore” piuttosto che contare le calorie.

2. Miglioramento metabolico

Alcuni studi mostrano miglioramenti nella sensibilità all’insulina e nella gestione della glicemia, soprattutto in soggetti in sovrappeso.

3. Benefici cardiovascolari

Possibili effetti positivi su pressione arteriosa, colesterolo LDL e trigliceridi.

4. Autoregolazione e disciplina alimentare

Molti riferiscono maggiore consapevolezza nei confronti della fame reale rispetto alla fame emotiva.

I contro (che spesso si ignorano)

Accanto ai benefici, esistono criticità da non sottovalutare.

1. Non è adatto a tutti

È sconsigliato a:

  • Donne in gravidanza o allattamento
  • Adolescenti
  • Persone con disturbi del comportamento alimentare
  • Soggetti con diabete in terapia farmacologica (senza supervisione medica)

2. Rischio di squilibri nutrizionali

Se la finestra alimentare è troppo breve e mal gestita, si può finire per mangiare poco e male, con carenze di nutrienti essenziali.

3. Effetti collaterali iniziali

Mal di testa, irritabilità, cali di concentrazione e stanchezza sono frequenti nelle prime settimane.

4. Impatto ormonale

In alcune donne il digiuno prolungato può alterare il ciclo mestruale, segnale che il corpo sta vivendo una condizione di stress energetico.

Moda o strumento utile?

Il successo del digiuno intermittente è legato anche alla sua semplicità comunicativa: niente tabelle complesse, niente alimenti proibiti, solo una regola temporale. Ma la semplicità non equivale automaticamente a sostenibilità nel lungo periodo.

La vera domanda non è “funziona?”, ma “è sostenibile per me?”.
Uno stile di vita sano resta fondato su tre pilastri:

  • qualità degli alimenti
  • equilibrio calorico
  • attività fisica regolare

Il digiuno intermittente può essere uno strumento utile per alcune persone, ma non è una scorciatoia universale.

Il consiglio degli esperti

Prima di iniziare qualsiasi protocollo di digiuno, è opportuno confrontarsi con il medico o un nutrizionista, soprattutto in presenza di patologie o terapie farmacologiche.

Nel campo dell’alimentazione non esistono formule magiche, ma strategie personalizzate. E la salute – come ricordano sempre i professionisti – non si misura solo sulla bilancia, ma nella qualità complessiva della vita.

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