Emergenza Covid-19, Fortunato non ci sta: scrive a Conte e De Luca

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Con una lettera indirizzata ai vertici del Governo e della Regione Campania, il sindaco di Santa Marina Giovanni Fortunato sottolinea i motivi che lo hanno spinto all’ordinanza che vietava al personale sanitario di uscire di casa per motivi diversi da quelli lavorativi. Il primo cittadino ha ribadito al presidente Conte e al governatore De Luca che la decisione è stata presa per il bene degli stessi e dei loro familiari. Di seguito la lettera integrale

La crisi epidemiologica da COVID-19 che sta colpendo in maniera drammatica il nostro Paese, impone a noi Sindaci  l’obbligo  di  garantire la massima sicurezza dei cittadini ed  evitare  il  più  possibile la diffusione    del contagio all’esterno dei servizi sanitari adottando misure di prevenzione idonee.

In qualità di primo cittadino sono profondamente grato ai medici, agli infermieri, al personale ospedaliero ausiliario, agli operatori socio sanitari, agli operatori delle strutture per anziani e agli operatori del 118 che, in questi giorni di drammatica emergenza, sono in prima linea nella lotta contro la diffusione del coronavirus. A loro bisogna essere riconoscenti per la dedizione e l’impegno con cui si stanno prodigando per tutelare il massimo bene pubblico della comunità, ovvero la nostra salute.

Lo stanno facendo senza risparmiarsi, sottoponendosi a una grave situazione di stress, sia fisico che mentale, e affrontando il tutto con una professionalità esemplare per quel senso di rispetto delle regole, che, ad oggi, è la sola vera medicina che può aiutarci a ridurre il contagio. So bene il lavoro eccezionale che negli ospedali si sta portando avanti, da settimane, in condizioni rese ancora più critiche dalla mancanza dei presidi di protezione necessari, da turni anche massacranti, e dalla comprensibile paura di venire contagiati, perché, purtroppo, è proprio il personale sanitario ad essere il più esposto all’infezione, che in queste settimane in tutta Italia ha colpito, senza distinzioni di professionalità, medici, infermieri e tante persone impegnate direttamente nelle operazioni di contenimento del virus.

E’ un rischio purtroppo concreto, che colpisce, anche, e soprattutto, i familiari di chi, in prima persona, lotta per il bene di tutti. Proprio per questo invito tutti i miei concittadini impegnati in prima linea a tutelare, innanzitutto se stessi, ma anche i loro cari.

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Nello spirito della doverosa tutela della salute personale, dei propri familiari e della collettività tutta, con Ordinanza Sindacale n. 22 del 04 aprile 2020,  è stato disposto il divieto di uscire dalla propria abitazione nei confronti del personale sanitario che rientra dai turni di lavoro presso strutture sanitarie, e dei familiari conviventi, per motivi diversi da quelli lavorativi.

Tutti i destinatari del provvedimento sono stati da me contattati, prima ancora della pubblicazione dello stesso, affinchè sapessero che i servizi sociali dell’Ente erano onerati, laddove richiesti, di consegnare al loro domicilio  i beni di prima necessità e di fornire loro alloggio, a spese del Comune, presso le strutture alberghiere comunali, al fine di prevenire rischi di contagio ai propri familiari conviventi. Oneri puntualmente confluiti in una successiva ordinanza. L’appello a noi Sindaci di attivare questo tipo di tutela, del resto, proviene proprio dai Sindacati Medici che leggono per conoscenza.

Ci viene chiesto di stipulare convenzioni con alberghi per ospitare il personale sanitario che, sempre con più forza, esprime la necessità di non voler far rientro nelle proprie abitazioni e dalle proprie famiglie per non rischiare di portare in casa il contagio, soprattutto per chi ha figli piccoli o anziani. Certo di aver chiarito che il contenuto dell’Ordinanza non è assolutamente “offensivo” della categoria, ma, al contrario, finalizzato esclusivamente alla tutela della stessa e dei propri congiunti,  auspico che le misure  adottate con l’Ordinanza Sindacale n. 22 del 4 aprile 2020 vengano recepite a livello nazionale e che l’attivazione di una convenzione con le strutture alberghiere per l’alloggio a titolo gratuito del personale sanitario, che scelga di  vivere il periodo di emergenza lontano dai propri familiari, diventi un obbligo per tutti i Comuni.

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