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4 Maggio 2026
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Filiera bufalina: sostenibilità e innovazione nella Piana del Sele, presentato rapporto di Fondazione Symbola

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Filiera bufalina: sostenibilità e innovazione nella Piana del Sele, presentato rapporto di Fondazione Symbola

Rafforzare competitività e sostenibilità di uno dei comparti simbolo dell’agroalimentare italiano: è questo l’obiettivo del rapporto “Filiere sostenibili della Piana del Sele. Filiera bufalina”, promosso da Fondazione Symbola insieme a BCC Campania Centro, BCC Capaccio Paestum Serino e BCC Magna Grecia, con la partnership di Coldiretti e Confagricoltura.

Il documento, presentato al Senato presso la Sala Caduti di Nassirya su iniziativa del senatore Luca De Carlo, analizza tecnologie e soluzioni innovative per accompagnare la transizione ecologica della filiera bufalina, trasformando le criticità ambientali in opportunità di crescita.

Un comparto strategico per l’Italia

La filiera bufalina rappresenta un pilastro del sistema lattiero-caseario nazionale. In Italia è concentrato circa l’1% del patrimonio bufalino mondiale e ben il 95% di quello europeo, con circa 435.000 capi complessivi. Di questi, il 70% si trova in Campania, mentre la Piana del Sele concentra oltre il 25% degli allevamenti regionali e il 30,8% dei capi.

Un settore strettamente legato alla produzione di eccellenze come la Mozzarella di Bufala Campana DOP, tra i prodotti italiani più conosciuti e apprezzati nel mondo.

Sostenibilità come leva competitiva

“Il riconoscimento UNESCO alla cucina italiana certifica un vantaggio competitivo fatto di cultura, territori e comunità”, ha dichiarato Ermete Realacci. “In questa prospettiva si colloca la filiera bufalina, che oggi affronta una sfida decisiva: la sostenibilità, componente essenziale della qualità e fattore di maggiore competitività”.

Il rapporto evidenzia come pratiche innovative possano ridurre l’impatto ambientale lungo tutta la filiera: dalla gestione efficiente dell’acqua alla riduzione delle emissioni, fino alla valorizzazione dei sottoprodotti. Secondo alcuni studi citati, i foraggi destinati all’alimentazione delle bufale potrebbero compensare la CO₂ emessa nel processo produttivo della mozzarella DOP, aprendo nuove prospettive sul mercato globale.

Innovazione e investimenti

Il progetto non si limita all’analisi, ma mette in campo strumenti concreti: le banche promotrici hanno attivato un plafond da 20 milioni di euro a tassi agevolati per sostenere investimenti in tecnologie sostenibili.

“Il comparto bufalino è profondamente radicato nella storia produttiva del territorio”, ha sottolineato Camillo Catarozzo. “Serve però rafforzare infrastrutture e capacità di fare sistema per accompagnare questa eccellenza verso nuove opportunità”.

Sulla stessa linea Rosario Pingaro, che evidenzia il ruolo dell’innovazione tecnologica, spesso “combinatoria”, cioè derivante dall’adattamento di soluzioni sviluppate in altri settori.

Per Giuseppe Tuozzo, la transizione ecologica rappresenta “un percorso di innovazione che migliora efficienza, qualità e resilienza”, rafforzando il legame tra imprese, territorio e comunità.

Un modello per il futuro

Lo studio analizza sei macro-dimensioni dell’intero ciclo produttivo: uso delle risorse, emissioni, tutela della biodiversità, gestione idrica, energia e benessere animale. Tra le soluzioni individuate: agrivoltaico, biogas e biometano, microirrigazione, recupero delle acque reflue e packaging sostenibili.

Avviato due anni fa con un focus sulla IV gamma, il progetto sulla Piana del Sele si propone oggi come modello replicabile per altre filiere agroalimentari italiane, dimostrando come sostenibilità, innovazione e qualità possano procedere insieme.

Il rapporto completo è disponibile sul sito della Fondazione Symbola.

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