Super Head Leader Desktop 1
Belladonna super head leader mobile 1
8 Ottobre 2026
8 Ottobre 2026

Fonderie Pisano, cento lavoratori a rischio licenziamento

| di
Fonderie Pisano, cento lavoratori a rischio licenziamento

Si avvicina una scadenza decisiva per il futuro delle Fonderie Pisano di Salerno. Il prossimo 31 ottobre terminerà la cassa integrazione per circa 100 dipendenti dello stabilimento di Fratte, mentre il percorso autorizzativo necessario alla ripresa produttiva potrebbe richiedere ancora diversi mesi.

La situazione è diventata particolarmente delicata dopo gli sviluppi dell’ultima Conferenza dei servizi, durante la quale gli uffici della Regione Campania hanno richiesto ulteriori valutazioni ambientali sul progetto di ammodernamento dell’impianto.

L’azienda teme che il prolungamento della procedura possa compromettere definitivamente la continuità produttiva, mentre i lavoratori attendono risposte sul futuro occupazionale e sulla possibilità di accedere a nuovi strumenti di sostegno al reddito.

Autorizzazioni ambientali, iter più lungo per la ripartenza

Il nodo principale riguarda il rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale (AIA), indispensabile per la ripresa delle attività.

La Regione Campania ha richiesto che il progetto di revamping venga sottoposto anche alla Valutazione d’impatto ambientale (Via) e alla Valutazione d’incidenza ambientale (Vinca).

Gli approfondimenti dovranno consentire di esaminare gli eventuali effetti dell’attività industriale sull’ambiente circostante, con particolare attenzione al fiume Irno.

Secondo le tempistiche prospettate, il completamento delle nuove procedure potrebbe richiedere dai sei ai nove mesi.

Un periodo che rischia di risultare incompatibile con la situazione economica e occupazionale dello stabilimento, soprattutto in assenza di ulteriori ammortizzatori sociali.

La proprietà contesta la necessità di prolungare l’iter, sostenendo che le nuove richieste rappresentino un ostacolo alla ripresa delle attività.

L’amministratore delegato Ciro Pisano ha evidenziato che l’impianto sarebbe già nelle condizioni di ripartire utilizzando un forno elettrico autorizzato, con una capacità produttiva ridotta a un decimo rispetto a quella originaria.

Il piano industriale comprende inoltre interventi di decarbonizzazione e il potenziamento dei sistemi di filtraggio, con l’obiettivo di ridurre le emissioni secondo le migliori tecniche disponibili.

Tavolo al Mimit e futuro occupazionale

L’azienda teme che un ulteriore periodo di inattività possa determinare la perdita di commesse e quote di mercato, rendendo sempre più difficile anche un eventuale progetto di delocalizzazione.

«Prolungare ulteriormente l’incertezza significa condannare a morte la fonderia», ha dichiarato Ciro Pisano, sottolineando le conseguenze economiche di una prolungata sospensione produttiva.

La preoccupazione principale riguarda i dipendenti, che da mesi affrontano una situazione di precarietà lavorativa e partecipano a iniziative di mobilitazione per chiedere garanzie sul proprio futuro.

Con la scadenza della cassa integrazione fissata al 31 ottobre, il rischio è l’avvio di una procedura di licenziamento collettivo.

Un passaggio istituzionale importante sarà il prossimo confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, indicato per il 14 ottobre.

Al centro della discussione dovrebbero esserci la possibilità di individuare nuovi ammortizzatori sociali e le prospettive di una soluzione industriale per lo stabilimento di via dei Greci.

La vertenza resta aperta su due fronti: la tutela dei posti di lavoro e la definizione di un percorso produttivo compatibile con le prescrizioni ambientali.

Consigliati per te
Belladonna articolo desktop
PRIMEA 265
Besani mobile second class 2_3

©Riproduzione riservata