Torna al centro del dibattito la tenuta del sistema giudiziario nel Cilento, con il tribunale di Vallo della Lucania che potrebbe finire nel mirino di una possibile riorganizzazione. A riaccendere la discussione sono dati risalenti al decreto ministeriale del 14 settembre 2020, secondo cui numerosi tribunali italiani risultano a rischio soppressione.
Il riferimento è a una tabella che prende in esame 139 uffici giudiziari, evidenziando come ben 87 possano essere oggetto di accorpamento o chiusura. Tra questi figura anche il presidio cilentano, già indebolito dalla soppressione del tribunale di Sala Consilina nel 2013 e dal successivo accorpamento con Lagonegro.
Un precedente che continua a far discutere operatori del settore e avvocati del territorio, secondo cui quella scelta avrebbe penalizzato l’efficienza del servizio, trasferendo carichi di lavoro in strutture non adeguate. Oggi, con una nuova possibile revisione della geografia giudiziaria, si teme un ulteriore ridimensionamento.
Secondo alcune proposte avanzate negli ultimi anni, il mantenimento di un tribunale sarebbe legato al rispetto di specifici parametri minimi, tra cui la presenza di almeno 30 magistrati togati. Un criterio che, se applicato rigidamente, potrebbe mettere in discussione la sopravvivenza di diversi uffici periferici.
Negli ambienti forensi il clima è di forte attenzione. Negli ultimi giorni si sono moltiplicati interventi, prese di posizione e richieste di confronto. L’avvocato Cecchino Cacciatore, ad esempio, ha sollecitato la convocazione di un’assemblea per discutere della situazione, mentre associazioni e rappresentanze locali si preparano a difendere il presidio giudiziario.
Il ricordo delle proteste del passato è ancora vivo. Già nel 2017 il rischio di accorpamento della Corte d’appello di Salerno a Napoli aveva generato una mobilitazione compatta dell’avvocatura. All’epoca, anche il presidente della Corte d’appello, Iside Russo, aveva espresso contrarietà all’ipotesi, ritenuta penalizzante per il territorio.
Sulla stessa linea il presidente della Camera penale salernitana, Michele Sarno, che ribadisce la necessità di tutelare un presidio di legalità fondamentale per un’area vasta e complessa come quella cilentana. L’obiettivo, sottolineano gli operatori del diritto, è evitare che decisioni calate dall’alto possano indebolire ulteriormente l’accesso alla giustizia.
Il tema resta aperto e destinato a evolversi nelle prossime settimane, tra timori, proposte e la richiesta condivisa di una riforma che tenga conto delle specificità territoriali senza compromettere servizi essenziali per i cittadini.











