Nuove evidenze scientifiche rafforzano il ruolo del basso Cilento nella storia più antica del popolamento umano in Europa. Le recenti analisi condotte sui resti rinvenuti nella Grotta del Poggio, a Marina di Camerota, hanno chiarito l’identità e l’età di uno dei più antichi Neanderthal documentati nell’Italia meridionale.
I risultati sono stati pubblicati sull’American Journal of Biological Anthropology nello studio intitolato “The Human Remains From the MIS 6 Site of Grotta Del Poggio (Cilento, Southern Italy): A Taxonomic and Chronological Reassessment”. La ricerca fornisce nuovi dati sulla variabilità morfologica e sull’attribuzione tassonomica delle popolazioni umane che abitarono il Sud Italia tra 200 e 130 mila anni fa.
Lo studio è stato condotto da un team internazionale guidato da Adriana Moroni ed Erica Piccirilli, con la collaborazione di Stefano Benazzi e Stefano Ricci delle Università di Siena e Bologna. I ricercatori hanno riesaminato, attraverso metodologie analitiche di ultima generazione, un dente umano rinvenuto nel 1966 durante le campagne di scavo dirette dai professori Arturo Palma di Cesnola e Paolo Gambassini dell’Università di Siena.
La Grotta del Poggio e il vicino Riparo rappresentano uno dei complessi archeologici più studiati del Mezzogiorno. Le ricerche, avviate negli anni Sessanta, hanno messo in luce un deposito antropico spesso circa sei metri, considerato un archivio di eccezionale valore per la ricostruzione crono-culturale e paleoambientale del Paleolitico medio nell’Italia meridionale. Proprio per questa importanza, nel 2022 il sito è stato inserito tra quelli chiave del progetto europeo FIRSTSTEPS (Our first steps to Europe: Pleistocene Homo sapiens dispersals, adaptations and interactions in South-East Europe), coordinato dall’Università di Tubinga.
Durante lo Stadio Isotopico 6, compreso tra 200 e 140 mila anni fa, la grotta fu frequentata dall’Uomo di Neanderthal in una fase climatica fredda, quando il territorio del basso Cilento, caratterizzato da condizioni più miti, divenne un’area rifugio. In questo contesto trovarono condizioni favorevoli non solo le popolazioni umane, ma anche diverse specie animali e vegetali, tra cui l’elefante Palaeoloxodon antiquus e il rinoceronte del genere Stephanorhinus.
L’analisi del reperto ha confermato senza ambiguità l’attribuzione del dente al Neanderthal. Si tratta di un molare superiore sinistro di grandi dimensioni, con radici particolarmente robuste e in gran parte fuse tra loro, una caratteristica nota come taurodontismo, tipica di questa specie. La corona presenta una marcata asimmetria e una forma tendente al rombo, con un evidente rigonfiamento posteriore. L’usura moderata della superficie masticatoria indica che il dente è stato utilizzato per un periodo significativo prima della morte dell’individuo.

Secondo lo studio, il reperto della Grotta del Poggio appartiene a uno dei Neanderthal più antichi rinvenuti nella Penisola italiana e condivide il primato per l’Italia meridionale con il celebre fossile di Altamura, datato tra 170 e 130 mila anni fa. Gli altri resti neandertaliani finora noti nel Sud si collocano in un arco temporale più recente, compreso tra l’ultimo interglaciale, datato tra 130 e 120 mila anni fa, e la fase finale del Paleolitico medio, tra 45 e 40 mila anni fa. Dal basso Cilento provengono inoltre reperti di grande rilievo, come la mandibola del Riparo del Molare di Scario, nel comune di San Giovanni a Piro, e i denti della vicina Grotta Taddeo, riferibili a periodi immediatamente successivi all’ultimo interglaciale.
La revisione dei materiali ha permesso anche di chiarire l’attribuzione di un secondo resto umano rinvenuto fuori contesto nella grotta: un astragalo, che è stato assegnato a un individuo di Homo sapiens della media Età del Bronzo, risalente quindi a una fase molto più recente.
Le attività di ricerca e scavo alla Grotta del Poggio proseguono grazie al finanziamento del progetto europeo FIRSTSTEPS e al supporto dell’Amministrazione comunale di Camerota. Le indagini sono curate dall’Unità di Ricerca di Preistoria e Antropologia del Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Siena e dal Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna, in collaborazione con la soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Salerno e Avellino, nell’ambito della concessione ministeriale (DG-ABAP 13/06/2025, decreto n. 950).



