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9 Marzo 2026
9 Marzo 2026

Influenza, oltre 12 milioni di casi in Italia: la stagione si avvia alla conclusione

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Influenza, oltre 12 milioni di casi in Italia: la stagione si avvia alla conclusione

La stagione influenzale 2025-2026 si avvia verso la fase finale con numeri complessivamente in linea con quelli registrati negli ultimi anni. Secondo i dati del sistema di sorveglianza Istituto Superiore di Sanità, nella settimana compresa tra il 23 febbraio e il 1° marzo l’incidenza delle infezioni respiratorie acute nella popolazione è stata pari a 7,5 casi per mille assistiti, un valore leggermente inferiore rispetto ai 7,6 della settimana precedente.

Dall’inizio della sorveglianza epidemiologica si stimano circa 12,6 milioni di casi in Italia, con 406mila nuove infezioni registrate nell’ultima settimana. Un bilancio rilevante, ma comunque inferiore rispetto alla stagione precedente, quando i contagi avevano raggiunto circa 16 milioni.

L’epidemia non è però del tutto conclusa. I dati indicano che la circolazione dei virus respiratori continua soprattutto tra i più piccoli. L’incidenza più alta si registra infatti nella fascia 0-4 anni, dove si contano circa 30 casi per mille assistiti, mentre nelle altre fasce d’età il numero di infezioni è ormai in diminuzione.

Secondo Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss, “la stagione di quest’anno si prevede di intensità paragonabile alle due precedenti, sebbene nelle prossime settimane si registri ancora un numero significativo di casi soprattutto tra i più piccoli”.

Dal punto di vista virologico, l’andamento della stagione è stato influenzato dall’emergere del subclade K del virus A(H3N2), noto come “variante K”, che potrebbe aver contribuito ad anticipare il picco dei contagi, come osservato anche in altri Paesi europei. Tuttavia, al momento non emergono evidenze di una maggiore gravità dei sintomi, un dato confermato anche dal monitoraggio dei ricoveri ospedalieri.

Attualmente, solo una piccola quota delle infezioni respiratorie registrate è attribuibile direttamente all’influenza: il tasso di positività è pari al 2,1% nella comunità e al 3% nel flusso ospedaliero. Tra i virus più diffusi in questa fase della stagione figurano soprattutto Rhinovirus, virus respiratorio sinciziale (VRS) e Metapneumovirus, responsabili della cosiddetta “coda” dell’epidemia.

Per quanto riguarda i ceppi influenzali, risultano presenti in proporzioni simili i virus A(H3N2) e A(H1N1)pdm09, mentre non sono stati rilevati virus aviari né ceppi influenzali non sottotipizzabili. Tra i casi più gravi o complicati, la maggioranza riguarda persone non vaccinate, con prevalenza del sottotipo A(H1N1)pdm09.

Sul fronte della prevenzione arrivano intanto indicazioni incoraggianti. I primi dati pubblicati sulla rivista scientifica European Centre for Disease Prevention and Control mostrano un’efficacia del vaccino antinfluenzale superiore alle attese. Nove studi preliminari condotti in 16 Paesi europei indicano infatti che la vaccinazione ha prevenuto tra un terzo e la metà delle infezioni tra le persone immunizzate, con risultati particolarmente positivi tra i bambini.

Nonostante questi dati, restano però criticità nelle coperture vaccinali. In Italia la vaccinazione negli over 65 si attesta intorno al 50%, mentre nella fascia 60-64 anni scende al 21% e tra i bambini tra 6 mesi e 6 anni si ferma intorno al 20%, valori ancora lontani dal target minimo del 75% indicato dalle autorità sanitarie.

La maggior parte delle vaccinazioni è stata effettuata dai medici di medicina generale, seguiti da pediatri di libera scelta e farmacie. Intanto il Ministero della Salute guarda già alla prossima stagione influenzale con l’obiettivo di rafforzare le campagne di prevenzione e migliorare l’accesso alla vaccinazione.

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