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7 Giugno 2026
7 Giugno 2026

Inquinamento urbano in Italia: lo smog resta una criticità soprattutto nel bacino padano

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Inquinamento urbano in Italia: lo smog resta una criticità soprattutto nel bacino padano

Inquinamento urbano: le città italiane più colpite

La qualità dell’aria nelle città italiane continua a rappresentare una delle principali emergenze ambientali del Paese. I dati più recenti del rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente, elaborati su rilevazioni delle agenzie regionali per la protezione ambientale, confermano che lo smog è ancora diffuso in numerosi centri urbani, soprattutto nel Nord Italia.

Nel 2025, secondo il report, sono stati 13 i capoluoghi di provincia che hanno superato il limite giornaliero previsto per il PM10, fissato a 50 microgrammi per metro cubo per un massimo di 35 giorni l’anno. Un dato in miglioramento rispetto agli anni precedenti, quando le città “fuorilegge” erano 25 nel 2024 e 29 nel 2022, ma che evidenzia comunque una situazione lontana dagli obiettivi europei fissati per il 2030.

Tra le aree più esposte all’inquinamento atmosferico resta il bacino padano, dove la conformazione geografica e la forte concentrazione di attività produttive e traffico contribuiscono all’accumulo degli inquinanti. In queste zone si registrano frequentemente superamenti dei limiti sia per il PM10 sia per il PM2.5, oltre che per il biossido di azoto (NO₂), sostanza legata soprattutto alle emissioni dei veicoli.

Le città con maggiori criticità, secondo le rilevazioni degli ultimi anni, includono diversi capoluoghi del Nord come Milano, Torino, Verona, Vicenza, Venezia e Cremona, spesso presenti nelle prime posizioni delle classifiche negative per numero di giorni di sforamento dei limiti di polveri sottili. Nel Sud e nelle isole, alcune aree urbane mostrano invece livelli più variabili, con criticità localizzate legate soprattutto al traffico e alle condizioni meteorologiche.

Gli esperti sottolineano come il miglioramento registrato negli ultimi anni non sia ancora sufficiente a garantire un rientro stabile nei parametri raccomandati dall’Unione europea, che diventeranno più severi entro il 2030. In base alle nuove soglie previste, una quota significativa delle città italiane risulterebbe ancora oltre i limiti, in particolare per PM2.5 e biossido di azoto.

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