Il mercato del lavoro italiano sta entrando in una fase di trasformazione silenziosa ma profonda. A cambiare non sono soltanto le professioni che nasceranno nei prossimi anni, ma soprattutto quelle che esistono già e che stanno assumendo un volto completamente diverso sotto la spinta di due grandi rivoluzioni: l’intelligenza artificiale e la transizione ecologica.
Da una parte l’IA sta riducendo il valore delle attività ripetitive, automatizzando procedure manuali e cognitive; dall’altra la sostenibilità sta imponendo nuove competenze tecniche, digitali e ambientali in quasi tutti i settori produttivi. Il risultato è un mercato del lavoro sempre più orientato verso professionalità ibride, capaci di integrare tecnologia, adattamento e competenze specialistiche.
L’analisi emerge dal volume Green Jobs. Come transizione ecologica e intelligenza artificiale stanno cambiando il lavoro, firmato da Tessa Gelisio e Marco Gisotti e pubblicato da Edizioni Ambiente. Arrivato alla quarta edizione, il libro rilegge i dati del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e traccia una nuova geografia del lavoro in Italia.
Secondo le stime riportate nel volume, entro il 2030 il fabbisogno complessivo di lavoratori nel Paese oscillerà tra 3,3 e 3,7 milioni di unità. Il vero nodo, però, non sarà soltanto occupare posti vacanti, ma trovare persone con competenze adeguate a professioni che stanno cambiando molto più rapidamente di quanto si percepisca.
«La vera emergenza oggi non è solo trovare lavoro, ma capire quali lavori stanno già cambiando mentre continuiamo a immaginarli come dieci anni fa», osservano gli autori.
I lavori più esposti all’intelligenza artificiale
Contrariamente all’immaginario comune, le professioni più vulnerabili all’IA non sono solo quelle manuali. A essere maggiormente esposte sono soprattutto le mansioni standardizzabili, cioè quelle basate su processi ripetitivi e prevedibili.
Tra le figure considerate più a rischio ci sono: addetti all’immissione dati; segreteria esecutiva tradizionale; contabilità standardizzata; customer service ripetitivo; traduzioni standard; attività amministrative a basso valore aggiunto.
L’intelligenza artificiale, infatti, non elimina automaticamente intere professioni, ma interviene sulle componenti più ripetitive del lavoro, riducendo il numero di persone necessarie e abbassando il valore economico delle attività facilmente automatizzabili.
La sostenibilità cambia i mestieri quotidiani
Se l’IA riduce il peso delle attività ripetitive, la transizione ecologica sta invece modificando il modo stesso di lavorare. E non riguarda soltanto i cosiddetti “green jobs”.
La sostenibilità oggi entra nei cantieri, nella ristorazione, nella logistica, nell’agricoltura e perfino nella sanità. Non crea semplicemente nuove professioni: aggiorna quelle esistenti.
Oggi, ad esempio: i muratori lavorano con materiali ad alta efficienza energetica e sistemi avanzati di isolamento; gli elettricisti integrano fotovoltaico, accumulo energetico e domotica; i tecnici agricoli utilizzano droni, sensoristica e automazione; i professionisti della ristorazione gestiscono riduzione degli sprechi e filiere sostenibili; i manutentori operano su impianti sempre più digitalizzati; il settore logistico punta su ottimizzazione dei percorsi e riduzione dei consumi; i tecnici sanitari devono gestire dispositivi e rifiuti complessi in ottica sostenibile.
«La sostenibilità non aggiunge semplicemente nuovi lavori: cambia il modo di fare quasi tutti quelli che conosciamo già», spiegano Gelisio e Gisotti.
Tornano centrali i mestieri tecnici
Mentre il dibattito pubblico continua a concentrarsi quasi esclusivamente sull’intelligenza artificiale, il mercato sta premiando soprattutto professioni tecniche e operative ad alta specializzazione.
Tra le figure più richieste e considerate oggi “introvabili” emergono: installatori fotovoltaici; elettricisti specializzati; tecnici dell’efficienza energetica; operatori specializzati nei cantieri; specialisti del riciclo; tecnici ambientali; professionisti ESG; data analyst ambientali.
A queste si aggiungono tecnici di cantiere, ingegneri energetici e specialisti della gestione ambientale.
Il nuovo scenario del lavoro, dunque, sembra sempre più lontano dalla contrapposizione tra “digitale” e “manuale”. A fare la differenza saranno le competenze trasversali, la capacità di aggiornarsi continuamente e l’integrazione tra tecnologia, sostenibilità e conoscenze tecniche.
«Il lavoro del futuro non sarà solo digitale: sarà fatto di competenze ibride, tecniche, ambientali e capacità di adattamento. Già oggi quattro quinti delle professionalità richieste sul mercato necessitano di competenze verdi e digitali», concludono gli autori.
(Fonte Ansa) – (Foto da ChatGPT Image)












