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21 Marzo 2026
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Intervista a Natalino Balasso: dentro “La grande magia” di Eduardo tra illusioni e verità

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Intervista a Natalino Balasso: dentro “La grande magia” di Eduardo tra illusioni e verità

Fino al 22 marzo, il Teatro Municipale “Giuseppe Verdi” di Salerno ospita “La grande magia” di Eduardo De Filippo, nell’allestimento firmato da Gabriele Russo, con Natalino Balasso e Michele Di Mauro protagonisti. Balasso interpreta Calogero Di Spelta, uomo smarrito tra gelosia e ossessioni, alle prese con il Mago Otto Marvuglia, interpretato da Di Mauro, personaggio ambiguo e magnetico. Lo spettacolo restituisce al pubblico la complessità e la modernità del testo, tra comicità e dramma.

La grande magia è uno dei testi più enigmatici di Eduardo. Quando Gabriele Russo le ha proposto di interpretare Calogero Di Spelta, qual è stata la sua prima reazione?

Era un testo che non conoscevo, quindi gli ho chiesto se mi avesse scelto per il mio accento partenopeo. In realtà cercava attori napoletani. Ovviamente sono stato molto contento. Poi ho letto il testo: mi ha colpito per quanto fosse avanti rispetto al ’48. Anche Gabriele non lo conoscevo e lavorando con lui sono stato felice: un regista giovane, molto bravo e pieno di inventiva.

Calogero è un uomo che preferisce credere all’illusione pur di non affrontare la verità. Come lo ha vissuto?

Si fa poca fatica a collegarlo all’oggi: basta guardare le foto sui social per capire che anche noi preferiamo spesso le illusioni alla realtà. È un personaggio interessante perché compie una vera parabola: all’inizio appare sicuro, nel finale emergono tutte le fragilità. Per un attore è una bella scommessa, soprattutto quando si interpretano personaggi molto diversi da sé.

Lo spettacolo è sostenuto da una compagnia numerosa: quanto è importante il lavoro corale?

È molto importante, perché il lavoro è sempre collettivo. Ogni attore contribuisce alla costruzione dei personaggi, sotto la guida del regista. La compagnia deve raggiungere affiatamento: noi lo confermiamo dopo molte repliche. I rapporti diventano quelli di una grande famiglia, e questo arriva sul palco.

Se potesse parlare oggi con Eduardo De Filippo, quale domanda gli farebbe?

Credo che resterei imbambolato, ma avrei molte cose da chiedergli, soprattutto sulla quotidianità del suo lavoro. Il testo è molto bello, anche se nel linguaggio si avverte una costruzione sofisticata e filosofica. Secondo me, dietro questo si nasconde l’idea che ciò che racconta un luogo specifico come Napoli sia inferiore a ciò che è “internazionale”. Io credo invece che lui fosse già internazionale proprio attraverso le sue commedie napoletane.

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