Napoli ha reso omaggio a uno dei protagonisti della sua modernizzazione urbana. Il 14 marzo 2026, presso la stazione di Piazzetta Augusteo, è stata scoperta una targa commemorativa dedicata a Gioacchino Luigi Mellucci, ingegnere e progettista tra i più influenti della Napoli del primo Novecento.
La cerimonia si è svolta alla Funicolare Centrale, una delle opere simbolo progettate da Mellucci e inaugurata nel 1928, che collega il cuore della città con la collina del Vomero attraverso le fermate di Corso Vittorio Emanuele, Petraio e Piazza Fuga.

All’iniziativa hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni e del mondo accademico, tra cui l’ingegnere e professore Edoardo Cosenza, l’architetto Alessandro Castagnaro, oltre ai dirigenti dell’azienda di trasporto pubblico Azienda Napoletana Mobilità. L’evento è stato promosso dal consigliere comunale Nino Simeone con il supporto del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi.

Alla cerimonia erano presenti anche i familiari dell’ingegnere, tra cui i nipoti e diversi discendenti della famiglia Mellucci, a testimonianza di un’eredità culturale e professionale che attraversa le generazioni.
L’ingegnere che cambiò il volto della città
Nato nel 1874 e scomparso nel 1942, Mellucci è stato uno dei protagonisti della stagione di grande trasformazione urbanistica che interessò Napoli tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.
La Funicolare Centrale rappresenta forse l’esempio più evidente della sua capacità di coniugare ingegneria, mobilità e architettura. Non si tratta soltanto di un’infrastruttura di trasporto: l’opera, progettata insieme a importanti ingegneri dell’epoca, è un esempio di equilibrio tra funzionalità tecnica e inserimento armonioso nel tessuto urbano.
Tra i collaboratori di Mellucci figuravano figure di primo piano dell’ingegneria italiana, come Pier Luigi Nervi e l’architetto Arnaldo Foschini, con i quali affrontò alcune delle sfide costruttive più complesse della Napoli del tempo.
Un atlante di opere tra architettura e infrastrutture
La carriera di Mellucci attraversa numerosi ambiti della progettazione urbana. Molte delle sue opere sono ancora oggi parte integrante del paesaggio architettonico napoletano.
Tra i progetti più significativi si ricordano il Teatro Augusteo, la sede della Banca d’America e d’Italia in via Santa Brigida, interventi nel complesso dell’Ospedale degli Incurabili, lavori presso il celebre Gran Caffè Gambrinus nella Galleria Umberto I e numerosi edifici residenziali nel quartiere Vomero.
Tra le opere più iconiche spicca anche Palazzo Mannajuolo, celebre per la spettacolare scala ellittica interna, considerata uno degli esempi più raffinati dell’architettura liberty napoletana.
Il suo lavoro non si limitò alla città: Mellucci partecipò anche a interventi infrastrutturali come la Litoranea di Ischia e progetti legati alle Terme di Agnano, contribuendo allo sviluppo turistico e urbano del territorio.
La visione: quando tecnica e bellezza coincidono
Il tratto distintivo dell’ingegnere era una concezione moderna dell’architettura: forma e struttura dovevano nascere insieme. Nei suoi progetti cemento, acciaio e decorazione architettonica diventano elementi di un unico linguaggio capace di dialogare con la città.
Per Mellucci un edificio non era soltanto una struttura funzionale, ma uno spazio capace di trasformare il paesaggio urbano e la vita delle persone. È questa visione che ha permesso alle sue opere di attraversare il tempo, restando parte viva dell’identità napoletana.
Un’eredità ancora visibile
La targa scoperta alla Funicolare Centrale non celebra soltanto un ingegnere, ma un’intera stagione dell’ingegneria italiana in cui infrastrutture, architettura e mobilità urbana venivano pensate come un unico progetto di città.
A quasi un secolo dalla realizzazione di molte delle sue opere, Napoli continua a muoversi, vivere e riconoscersi anche attraverso i progetti di Mellucci. Un’eredità fatta di ferro, pietra e cemento, ma soprattutto di visione urbana, che ancora oggi racconta come l’ingegneria possa diventare parte della storia e dell’identità di una città.
(Foto news.ischia.it)











