Si riapre il fronte investigativo sul telefono cellulare di Antonio Capasso nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Dora Lagreca, la 30enne di Montesano sulla Marcellana precipitata quattro anni fa dal balcone di un appartamento al quarto piano di via Di Giura, a Potenza. L’uomo, fidanzato della giovane, è indagato per induzione al suicidio.
Ieri mattina si è svolta l’udienza per la nomina del nuovo consulente tecnico incaricato di esaminare il dispositivo. Il giudice per le indagini preliminari Salvatore Pignata ha affidato l’incarico a Silverio Greco. Le operazioni peritali prenderanno il via il 4 marzo. Concesso un termine di 60 giorni per il deposito della relazione, mentre la prossima udienza è stata fissata al 23 giugno.
La decisione arriva dopo che il gip ha accolto l’opposizione all’archiviazione presentata dagli avvocati della famiglia Lagreca, Cristiana Coviello e Renivaldo Lagreca, contro la richiesta della Procura.
Nel provvedimento si sottolinea la necessità di verificare l’eventuale presenza di file cancellati e non ancora recuperati dal telefono di Capasso, che potrebbero contribuire a chiarire la dinamica dei fatti in relazione al reato ipotizzato. La perizia dovrà accertare, anche attraverso il sistema “Full File System” o altri strumenti ritenuti idonei, se esistano dati eliminati ma tecnicamente recuperabili.
Secondo quanto sostenuto dai legali della famiglia, il cellulare potrebbe contenere elementi rilevanti. La sera della morte Dora si trovava nell’abitazione insieme al fidanzato. Il telefono sarebbe rimasto per due giorni nell’auto di Capasso e, stando a quanto emerso dalle indagini difensive, il giovane si sarebbe successivamente recato in un’area dove operano negozi specializzati in modifiche ai cellulari.
Sulla vicenda è intervenuta anche Michela, sorella della 30enne, che ha ribadito come il dispositivo fosse nella disponibilità del fidanzato. «Si è giustificato dicendo di non essersi accorto per giorni che quel cellulare era in auto. Nessuno ha indagato sul perché quel telefono fosse lì. In quell’auto mia sorella non è assolutamente salita prima della sua morte. Ci sono tanti punti oscuri in questa storia», ha dichiarato.
La nuova consulenza tecnica rappresenta ora un passaggio chiave per chiarire eventuali elementi ancora inesplorati in uno dei casi che, a distanza di quattro anni, continua a sollevare interrogativi.




