29 Gennaio 2026

Motorsport, una carriera senza scorciatoie: la storia di Salvatore Venanzio

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Motorsport, una carriera senza scorciatoie: la storia di Salvatore Venanzio

Nel 2026, mentre molti piloti ridimensionano programmi e ambizioni, Salvatore Venanzio fa una scelta controcorrente: raddoppia. Il quadricampione italiano slalom annuncia infatti il doppio impegno nel Campionato Italiano Assoluto Slalom e nel Campionato Nazionale Slalom, affrontando entrambe le serie per intero.

Un dettaglio di calendario, all’apparenza. In realtà, un gesto che racconta molto del modo in cui Venanzio ha costruito la sua carriera nel motorsport italiano: senza scorciatoie, puntando su metodo, competenza tecnica e su un legame solido con il proprio territorio.

Il talento che cresce lontano dai riflettori

Originario del borgo di Priora, a Massa Lubrense, Venanzio non è il prodotto di un grande team né di un vivaio strutturato. La sua è una crescita artigianale, costruita tra officina, strada e competizioni, in un mondo, quello dello slalom, che richiede tecnica pura, lettura del tracciato e una conoscenza quasi intima della macchina.

Lo slalom è una disciplina che non perdona: pochi secondi, spazi stretti, errori irreversibili. Chi vince qui non lo fa per caso. E i quattro titoli italiani presenti nel palmarès di Venanzio raccontano una continuità rara.

Tecnica, non solo talento

Uno degli elementi che rende interessante la sua storia è il rapporto diretto con la preparazione delle vetture. Venanzio non è solo pilota: segue, sviluppa, affina. Le auto non arrivano “chiavi in mano”, ma sono il risultato di un lavoro costante che passa anche dalle officine di Sarno, dove prendono forma i progetti della Scuderia Venanzio, da lui fondata.

La nuova Nova Proto Honda 2000, destinata a diventare la vettura di punta del 2026, nasce esattamente da questa filosofia: non inseguire la moda del momento, ma costruire uno strumento coerente con il proprio stile di guida e con le esigenze dei tracciati italiani.

Accanto al nuovo corso, resta però la Radical SR4 SuperEvo, la “Freccia Rossa” con cui Venanzio ha vinto tre titoli tricolori. Tenerla in attività, nonostante le richieste di acquisto, è una scelta che parla di continuità e identità, non di nostalgia.

Territorio come metodo

La storia di Salvatore Venanzio è interessante perché smentisce una narrazione diffusa: quella secondo cui, per emergere nel motorsport, serva necessariamente spostarsi o entrare in strutture lontane dal proprio contesto.

Nel suo caso, il territorio non è un vincolo ma un metodo di lavoro. Significa controllo diretto dei progetti, formazione continua, attenzione ai dettagli e responsabilità piena delle scelte. È anche attraverso la Scuderia Venanzio che questo approccio si traduce in un impegno costante nel valorizzare e promuovere nuovi talenti, sia nelle gare su strada sia in quelle in pista.

È anche per questo che, davanti a una riforma federale che ha diviso lo slalom in due campionati, Venanzio non sceglie “il più comodo”, ma decide di esserci sempre. Una posizione che ha più a che fare con la cultura sportiva che con il risultato immediato.

Perché raccontarlo oggi

Raccontare Salvatore Venanzio oggi significa parlare di:

  • motorismo che cresce nei territori, fuori dalle narrazioni stereotipate
  • carriere costruite nel tempo, non improvvisate
  • competenza tecnica come vero vantaggio competitivo
  • scuderie come luoghi di formazione, non solo di competizione

Nel panorama del motorismo campano e nazionale, la sua è una storia che merita spazio non solo per i titoli vinti, ma per ciò che rappresenta: un modo serio, coerente e profondamente italiano di fare sport.


Fonte e foto: pagina facebook Scuderia Venanzio

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