Sarebbe morta per asfissia la neonata deceduta lo scorso febbraio dopo una gravidanza arrivata alla quarantesima settimana. È quanto emerge dalle risultanze dell’esame autoptico nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla Procura di Salerno, che vede al momento tre sanitari iscritti nel registro degli indagati. I genitori della bambina chiedono che venga chiarito se il decesso potesse essere evitato.
Secondo quanto riportato nella relazione autoptica, sarebbe emerso un «mancato incremento del monitoraggio materno fetale con una rivalutazione chiara e serrata». Viene inoltre indicata una «condotta attendista» che avrebbe determinato il prolungamento dell’esposizione al rischio infettivo e all’ipossia fetale.
L’inchiesta dovrà ora ricostruire nel dettaglio l’assistenza prestata alla donna e verificare eventuali responsabilità. L’iscrizione nel registro degli indagati, in questa fase, non equivale a un accertamento di responsabilità.
Dall’arrivo in clinica alla perdita del battito
La madre, 36 anni e residente a Capaccio Paestum, era arrivata in clinica il 9 febbraio con una gravidanza a termine. Secondo il racconto fornito da un familiare della coppia, alla donna sarebbe stato comunicato che la bambina sarebbe nata entro 48 ore.
Fino a quel momento, riferisce ancora il familiare, la gravidanza non avrebbe presentato problemi. Dopo una prima visita sarebbe stata rilevata la mancata apertura del collo dell’utero. Il giorno successivo la donna, che aveva anche perdite di sangue, sarebbe stata sottoposta a nuovi controlli e trasferita in sala travaglio.
Sempre secondo la ricostruzione dei familiari, un’ostetrica avrebbe segnalato la necessità di trattare la situazione con urgenza, ma successivamente la donna sarebbe tornata in camera.
L’11 febbraio il battito della bambina non sarebbe stato più rilevato e, intorno a mezzogiorno, sarebbe stato indotto il parto. La neonata pesava 2 chili e 740 grammi.
L’inchiesta della Procura di Salerno
Secondo le risultanze autoptiche riportate, la situazione avrebbe richiesto un monitoraggio materno-fetale più serrato, anche attraverso ulteriori controlli ecografici in presenza delle tracce ematiche, per verificare il benessere del feto e l’attività cardiaca.
I familiari sostengono che, considerata l’evoluzione del quadro, si sarebbe dovuto procedere con il parto indotto in anticipo. Si tratta di una posizione della famiglia sulla quale dovranno essere gli accertamenti giudiziari e medico-legali a fare chiarezza.
I genitori hanno affidato la vicenda a un legale e a un medico legale, chiedendo che vengano accertate le cause e le eventuali responsabilità.
Sarà dunque l’inchiesta coordinata dalla Procura di Salerno a stabilire se il decesso sia riconducibile a una fatalità oppure se vi siano state condotte sanitarie rilevanti e, soprattutto, se attraverso un diverso intervento la morte della neonata avrebbe potuto essere evitata.












