10 Gennaio 2026

«Non interferite», Don Cozzi a Capitello: nel suo libro i preti che pagarono con la vita la fedeltà al Vangelo

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«Non interferite», Don Cozzi a Capitello: nel suo libro i preti che pagarono con la vita la fedeltà al Vangelo

Il titolo del libro è già una dichiarazione di guerra, o se si preferisce, di pace malintesa: Non interferite. È l’ordine non scritto che la mafia, la camorra e la ’ndrangheta hanno sempre rivolto a chiunque osasse sfidarla. Funzionari dello Stato, giornalisti, imprenditori. E, sorprendentemente per qualcuno, anche preti. Il libro di don Marcello Cozzi, “Non interferite. Il sangue dei preti sull’altare delle mafie” (Edizioni San Paolo, con introduzione di Lirio Abbate), racconta proprio questo: la storia di sacerdoti che hanno interferito. Non per vocazione al martirio, ma per un vizio antico chiamato Vangelo.

Ieri il volume è stato presentato a Capitello, ospite dell’Istituto delle Suore Elisabettine Bigie. L’iniziativa, promossa dalle suore insieme a don Enzo Morabito e don Antonino Savino, è stata moderata dal giornalista Gaetano Bellotta.

Don Cozzi, sacerdote lucano, non è un autore da salotto. Da decenni frequenta il disagio sociale, l’educazione alla legalità, il contrasto alle mafie. Accompagna pentiti, testimoni di giustizia, vite che camminano sul filo. È presidente della Fondazione nazionale antiusura “Interesse uomo”, è stato vicepresidente di Libera e dell’antiracket. Insomma, uno che le mafie le conosce non per sentito dire.

Nel libro racconta quattordici storie di sacerdoti, più o meno dal 1830 al 1990. Un arco di tempo che attraversa l’Italia preunitaria, quella liberale, il fascismo, la Repubblica. A dimostrazione che la mafia non è un incidente della storia recente, ma una sua costante. E che la Chiesa, come ogni grande istituzione umana, ha avuto con essa rapporti complessi, contraddittori, talvolta imbarazzanti.

Don Cozzi scrive con chiarezza che non sono mancati uomini di Chiesa pronti al quieto vivere, alla paura, al compromesso. In qualche caso, anche a un collateralismo che è meglio non indagare troppo a fondo. Ma accanto a questa Chiesa prudente, o pavida, ce n’è stata un’altra. Minoritaria, certo. Ma decisiva. “Se da un lato non mancano figure ecclesiastiche che hanno ceduto alla paura o al compromesso – spiega l’autore – dall’altro ci sono sacerdoti che, vivendo il Vangelo fino in fondo, hanno interferito con gli affari e le logiche di potere delle mafie, pagando talvolta con la vita la loro fedeltà alla giustizia”.

Conosciamo don Pino Puglisi, conosciamo don Peppe Diana. Sono diventati simboli. Ma il merito – e il dolore – di questo libro è ricordarci che non sono stati gli unici. Ce ne sono stati molti altri. C’è, ad esempio, la storia di don Cesare Boschin. Ottantadue anni, malato di tumore. Incaprettato e soffocato con la propria dentiera. La sua colpa? Battersi contro i traffici di rifiuti tossici smaltiti illegalmente dalla camorra nel suo territorio. Interferiva, appunto.

“Volevo conoscerli questi preti”, scrive Cozzi. “Approfondire le loro storie e imprimere su carta che i sacerdoti divorati dalla piovra mafiosa appartengono anche a tempi meno recenti, hanno nomi di cui nessuno sa, e sono stati molti di più di quello che comunemente si pensa. Le loro vicende per me sono diventate Vangelo”. Ecco allora il punto. Questo libro è un promemoria storico, dice don Marcello. Ricorda che quando il Vangelo viene preso sul serio, diventa pericoloso. E che, in Italia, essere uccisi dalla mafia è spesso il segno di aver fatto bene il proprio mestiere. Anche quando quel mestiere era dire messa.

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