Potrebbe essere arrivato ad Agropoli insieme alla persona che lo ha ucciso Walter Avallone, il vigilante di 55 anni originario di Eboli trovato senza vita nella mattinata di martedì 13 ottobre all’interno della propria automobile, nel parcheggio della baia di Trentova. È una delle ipotesi investigative emerse dall’esame delle immagini di videosorveglianza acquisite dai carabinieri, impegnati a ricostruire gli ultimi spostamenti della vittima e a identificare il responsabile dell’omicidio.
Secondo quanto trapelato dalle indagini, Avallone avrebbe raggiunto la località costiera nella notte tra lunedì e martedì a bordo della sua Ford B-Max, partita da Eboli con due uomini all’interno. La vittima e il suo accompagnatore si sarebbero conosciuti.
Pochi minuti dopo l’arrivo nel parcheggio adiacente all’oasi naturalistica di Trentova, il 55enne sarebbe stato raggiunto da un colpo di pistola al collo, rivelatosi mortale.
L’altra persona si sarebbe quindi allontanata a piedi in direzione del Belvedere, portando con sé due borsoni prelevati dal bagagliaio dell’automobile. Si tratta di una ricostruzione ancora al vaglio degli investigatori, sulla quale la Procura mantiene il massimo riserbo.
Le indagini sugli ultimi spostamenti di Walter Avallone
A coordinare l’inchiesta è la Procura della Repubblica di Vallo della Lucania. Gli accertamenti sono condotti dai carabinieri della Compagnia di Agropoli, diretti dal capitano Guido Carlo Decugis.
Gli investigatori stanno approfondendo i rapporti personali e professionali del vigilante, ascoltando familiari e conoscenti per individuare elementi utili a chiarire le circostanze del delitto.
Avallone, incensurato, lavorava come metronotte nella Piana del Sele. Agropoli non rientrava nel territorio in cui prestava abitualmente servizio. Proprio per questo gli inquirenti cercano di stabilire perché si trovasse a Trentova durante la notte e chi fosse la persona che lo accompagnava.
Il 55enne era separato e padre di due figlie. Le testimonianze raccolte nelle ore successive al ritrovamento non avrebbero finora consentito di individuare un movente preciso.
Al momento nessuna pista investigativa viene esclusa.
L’arma scomparsa, il cellulare e gli accertamenti scientifici
Un elemento rilevante riguarda l’arma utilizzata per commettere l’omicidio, che non è stata trovata nell’automobile. Tra le possibilità da verificare figura quella che possa trattarsi della pistola in dotazione alla vittima per la sua attività lavorativa.
Non è stato rinvenuto neppure il telefono cellulare di Avallone, un altro particolare sul quale si concentra l’attenzione degli investigatori.
La Ford B-Max è stata posta sotto sequestro per consentire gli accertamenti tecnici. Sul luogo del delitto hanno operato anche gli specialisti della Sezione investigazioni scientifiche di Salerno, alla ricerca di impronte, materiale biologico e altri reperti.
I militari hanno inoltre perlustrato la zona circostante il parcheggio, senza individuare, almeno nelle prime fasi, elementi decisivi per il ritrovamento dell’arma.
A scoprire il corpo era stato un carabiniere in congedo che, intorno alle 10.30 di martedì, stava facendo jogging nella zona. Insospettito da quanto osservato all’interno della vettura, aveva richiesto l’intervento dei soccorsi.
Il personale del 118 aveva constatato il decesso.
Inizialmente si era ipotizzata una ferita provocata da un’arma da taglio. I successivi riscontri hanno invece indirizzato le indagini verso un omicidio commesso con un colpo d’arma da fuoco.
Ulteriori risposte sono attese dagli accertamenti medico-legali affidati ad Adamo Maiese, che ha già eseguito un primo esame esterno del cadavere. Le verifiche dovranno contribuire a precisare l’orario della morte, che risalirebbe a diverse ore prima del ritrovamento.
Restano da chiarire l’identità dell’assassino, il movente e le ragioni dell’incontro notturno nel parcheggio di Trentova.












