4 Gennaio 2026

Paura e silenzio dal Venezuela: nel Cilento l’angoscia di chi ha famiglia a Caracas

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Paura e silenzio dal Venezuela: nel Cilento l’angoscia di chi ha famiglia a Caracas

La notte delle esplosioni a Caracas ha attraversato l’oceano ed è arrivata dritta nel Cilento, trasformandosi in paura, attesa e silenzi carichi di angoscia. Intorno alle 2 di notte, le deflagrazioni avvertite nella capitale venezuelana hanno segnato l’inizio di ore drammatiche per migliaia di persone, dentro e fuori dal Paese.

Secondo le notizie rimbalzate dai media internazionali, la situazione in Venezuela è precipitata a seguito di una grave escalation militare. Il presidente Nicolás Maduro ha parlato apertamente di aggressione da parte degli Stati Uniti, mentre fonti americane hanno attribuito l’operazione a Donald Trump, che avrebbe annunciato la cattura dello stesso Maduro. Un quadro ancora incerto, ma sufficiente a gettare nel terrore la popolazione civile.

Il legame con il Cilento

L’apprensione è fortissima soprattutto a Marina di Camerota, Pellare di Moio della Civitella e Vallo della Lucania, comunità storicamente legate al Venezuela da decenni di emigrazione. Famiglie divise tra due continenti, affetti sospesi e contatti improvvisamente interrotti.

A Marina di Camerota molte strutture ricettive sono nate grazie ai risparmi accumulati in Sud America, mentre a Pellare negozi e abitazioni raccontano ancora oggi storie di partenze e ritorni. Tra chi ha vissuto ore di paura c’è Antonio Tranchino, nato da madre valdianese e padre camerotano, residente a Caracas insieme al fratello Chicco. «Esplosioni, spari, persone armate in strada. Non capivamo cosa stesse succedendo», hanno raccontato ai familiari in Cilento.

Comunicazioni interrotte e blackout

Le immagini dei bombardamenti hanno fatto rapidamente il giro del Paese. Secondo diverse testimonianze, le esplosioni avrebbero provocato anche danni ad abitazioni civili. A peggiorare la situazione, un blackout generalizzato che ha causato l’interruzione di luce, internet e linee telefoniche, rendendo quasi impossibile mettersi in contatto con parenti e amici.

Una donna residente nei pressi dell’aeroporto di Caracas ha riferito che i vetri delle finestre della sua abitazione sono andati in frantumi a causa delle esplosioni.

«È stata una notte di terrore», raccontano dal Cilento. «Restare con il telefono in mano senza sapere se stanno bene, se sono vivi, è devastante». Il sentimento che unisce le comunità cilentane è uno solo: la speranza che la violenza finisca e che il Venezuela possa ritrovare pace e stabilità, dopo anni di crisi e paura.

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