24 Febbraio 2026
24 Febbraio 2026

Porto di Salerno, Fit Cisl: “Il modello portuale non si indebolisce con scorciatoie organizzative”

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Porto di Salerno, Fit Cisl: “Il modello portuale non si indebolisce con scorciatoie organizzative”

Il modello organizzativo dei porti italiani “non può essere messo in discussione da interpretazioni che rischiano di alterarne l’equilibrio normativo e operativo”. È la posizione espressa dal segretario generale Fit Cisl Campania Massimo Aversa, dal segretario generale del Presidio Fit Cisl Salerno Massimo Stanzione e dal coordinatore regionale Porti Fit Cisl Campania Gennaro Imperato, intervenuti dopo la sentenza del Tar Campania che ha autorizzato la società Cartour a svolgere con personale proprio le operazioni di rizzaggio e derizzaggio dei mezzi rotabili nel porto di Salerno.

La decisione riporta al centro del dibattito l’applicazione della legge 84 del 1994, pilastro dell’organizzazione portuale nazionale, che nel tempo ha definito la distinzione tra lavoro portuale e lavoro marittimo, stabilendo regole e responsabilità. Un assetto che, sottolinea il sindacato, incide direttamente sulla sicurezza delle operazioni, sulla qualità dei servizi e sulla stabilità occupazionale.

Pur configurandosi formalmente come autorizzazione ai sensi dell’articolo 16 e non come autoproduzione in senso stretto, il provvedimento — secondo la Fit Cisl Campania — apre il rischio di una frammentazione del ciclo portuale e di una competizione basata soprattutto sulla riduzione dei costi, con possibili effetti sulla coesione del sistema.

Il rizzaggio e il derizzaggio dei mezzi rotabili, evidenziano Aversa, Stanzione e Imperato, sono operazioni tecnicamente complesse che incidono sulla stabilità del carico e sulla sicurezza delle navi. Affidarle a personale esterno al circuito ordinario del lavoro portuale significa intervenire su un segmento delicato della catena operativa, con potenziali conseguenze organizzative e contrattuali.

Per il sindacato, il lavoro di terra deve essere svolto da personale portuale adeguatamente formato e inquadrato secondo la normativa vigente, mentre eventuali picchi di traffico vanno gestiti attraverso gli strumenti previsti dall’articolo 17, considerato il presidio di flessibilità regolata del sistema. La concorrenza tra operatori, aggiungono, deve basarsi su qualità ed efficienza dei servizi e non sulla compressione dei diritti o sull’interscambio di manodopera.

La Fit Cisl chiede inoltre il rafforzamento dei controlli da parte degli organi competenti e l’attivazione del protocollo di sicurezza SOI (Sistema Operativo Integrato), già sottoscritto in Prefettura, per garantire coordinamento, tracciabilità delle attività e tutela dei lavoratori.

Lo sviluppo dei traffici marittimi e gli investimenti delle imprese rappresentano un’opportunità per lo scalo salernitano e per l’economia regionale, ma — conclude il sindacato — devono inserirsi in un quadro di regole certe e responsabilità sociale, evitando fenomeni di dumping contrattuale o squilibri strutturali.

Sulla vicenda è atteso ora il pronunciamento del Consiglio di Stato, chiamato a chiarire in via definitiva l’interpretazione della normativa e i confini applicativi dell’articolo 16 rispetto all’impianto complessivo della legge 84 del 1994. Nel frattempo la Fit Cisl Campania conferma il proprio impegno a tutela di un modello portuale fondato su legalità, sicurezza, professionalità e lavoro dignitoso.

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