15 Gennaio 2026

Refik Anadol: quando l’arte incontra l’intelligenza artificiale e i dati diventano sogno

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Refik Anadol: quando l’arte incontra l’intelligenza artificiale e i dati diventano sogno

Refik Anadol è oggi uno dei più innovativi artisti multimediali internazionali, noto per il modo in cui fonde arte, tecnologia e intelligenza artificiale per trasformare dati in esperienze visive immersive. Nato a Istanbul nel 1985, vive e lavora a Los Angeles, dove dirige il Refik Anadol Studio e insegna al dipartimento di Design Media Arts dell’Università della California, Los Angeles (UCLA). 

La sua formazione comprende più master, tra cui uno in Media Arts alla UCLA e un background solido in design della comunicazione visiva e fotografia, che lo ha portato ad esplorare l’intersezione tra spazio, tecnologia e percezione umana. 

L’arte dei dati e dell’intelligenza artificiale

Anadol non si limita a rappresentare immagini: usa dati reali come materia prima per creare opere che definiamo data painting, data sculpture o installazioni immersive. La sua arte non è soltanto visiva, ma spesso coinvolge suono, movimento e interazione, sfidando il tradizionale rapporto tra spettatore e opera. 

In molte delle sue installazioni, il processo creativo parte da immensi dataset — come milioni di immagini o registrazioni — che vengono elaborati attraverso algoritmi di intelligenza artificiale e machine learning. In questo modo, l’opera non è un’immagine fissa, ma un “sogno” in continua evoluzione, generato dalla macchina in collaborazione con l’artista. 

Progetti come la serie Machine Hallucinations reinterpretano grandi archivi visivi (ad esempio centinaia di milioni di immagini della città di New York) trasformandoli in narrazioni visive astratte, mentre opere come Archive Dreaming utilizzano l’apprendimento automatico per creare spazi immersivi in cui il pubblico può “entrare” e percepire in modi nuovi ciò che storicamente è stato solo documentato. 

Esposizioni e riconoscimenti globali

Il lavoro di Anadol ha raggiunto spazi di grande risonanza internazionale: il suo progetto Unsupervised — Machine Hallucinations è stato esposto al Museum of Modern Art (MoMA) di New York e inserito nella collezione permanente, un fatto storico per un’opera generata dall’intelligenza artificiale. 

Altre installazioni importanti hanno incluso l’uso di dati climatici e naturali per opere come Living Architecture: Casa Batlló a Barcellona, basate su miliardi di dati climatici e immagini storiche, o l’imponente progetto sulla facciata del Sphere di Las Vegas, uno dei più grandi lavori di AI art al mondo. 

Etica, intelligenza artificiale e futuro dell’arte

Un elemento centrale della visione di Anadol è il rapporto tra essere umano e macchina. Per lui, l’intelligenza artificiale non è un sostituto della creatività umana, ma un partner di creazione capace di esplorare e rivelare aspetti della nostra memoria collettiva e del mondo invisibile dei dati. 

Questa visione ha portato Anadol a sostenere un uso etico dell’AI, lavorando con dataset composti in modo responsabile e con rispetto dei diritti, e a promuovere progetti che non solo stupiscono visivamente ma stimolano anche riflessioni profonde sul rapporto tra tecnologia, natura e società. 

Innovazione continua

Tra le novità più attese c’è l’apertura di Dataland, progettato come il primo museo al mondo dedicato all’arte generata dall’intelligenza artificiale, pensato per offrire esperienze multisensoriali in un contesto educativo e immersivo. 

Fonte foto: https://refikanadol.com/refik-anadol/

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