Relazione Dia: «In Cilento e Vallo di Diano tentacoli della criminalità calabrese»

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E’ la mafia del traffico di sostanze stupefacenti ma anche delle estorsioni, delle rapine e delle usure, quella che si infiltra nel Cilento e Vallo di Diano. La relazione semestrale di 335 pagine della Direzione investigativa antimafia, presentata nei giorni scorsi al Parlamento, fotografa la situazione analizzando i dati del secondo semestre del 2016. Dalle pagine relative alla provincia di Salerno è emerso che nell’alto Cilento si segnalano ad Agropoli alcuni membri del clan napoletano Fabbrocino e la famiglia di nomadi Marotta. L’area del medio e basso Cilento, esposta anche alle mire della criminalità organizzata calabrese, si caratterizza invece per l’operatività dei gruppi facenti capo alle famiglie Gallo e Balsamo di Sala Consilina, in passato consorziate in un unico sodalizio e oggi divise. Nello specifico, la famiglia Gallo è risultata in contatto con cosche dell’alto Ionio e Tirreno cosentino. 

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È quanto emerge dall’operazione ‘Frontiera’, conclusa dall’Arma dei carabinieri nel mese di luglio con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di 58 indagati per associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, rapina, usura e altri gravi reati. Contestualmente è stata data esecuzione a un decreto di sequestro preventivo di beni mobili e immobili del valore di circa 7 milioni di euro. I provvedimenti scaturiscono da un’indagine avviata nei confronti di pregiudicati salernitani appartenenti alla citata famiglia Gallo, attivi nei territori del Cilento e del Vallo di Diano e risultati in collegamento con esponenti delle cosche ‘ndranghetiste Muto di Cetraro e Valente – Stummo di Scalea. 

Qui la relazione completa 

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