Si chiude con una sentenza favorevole al Comune la vicenda legata al concorso pubblico per l’assunzione di quattro agenti di Polizia Locale a Roccadaspide. Il Tribunale amministrativo regionale della Campania, sezione di Salerno, ha infatti respinto il ricorso presentato da uno dei candidati, confermando la piena legittimità dell’intera procedura.
Il concorso, bandito nel 2019 per l’assunzione di quattro unità a tempo parziale e indeterminato (categoria C1), era stato contestato da un partecipante escluso dalla prova orale dopo aver ottenuto un punteggio insufficiente alla seconda prova scritta. Il candidato aveva impugnato gli atti sostenendo presunte irregolarità nella nomina della commissione e nella definizione dei criteri di valutazione, oltre a ipotizzare disparità di trattamento.
I giudici amministrativi hanno però respinto integralmente queste tesi, chiarendo che la nomina della commissione rientra nelle competenze del responsabile del settore interessato, come previsto dal regolamento comunale. Inoltre, è stata riconosciuta alla commissione un’ampia discrezionalità tecnica nella gestione delle procedure concorsuali, dalla definizione dei criteri fino alla correzione degli elaborati.
La sentenza evidenzia anche come fossero stati stabiliti parametri di valutazione chiari e articolati — relativi a contenuti, linguaggio tecnico e struttura dei testi — ritenuti idonei a garantire trasparenza e correttezza. Nessun errore macroscopico, inoltre, è stato riscontrato nella valutazione delle prove, condizione necessaria per un eventuale intervento del giudice amministrativo.
Con la decisione del Tar resta dunque valida la graduatoria finale, già confermata anche da un precedente riesame in autotutela da parte dell’ente. Gli agenti risultati vincitori continuano pertanto a svolgere regolarmente il proprio servizio.
Soddisfazione è stata espressa dal sindaco di Roccadaspide, Gabriele Iuliano, che ha parlato di una «ennesima conferma della correttezza delle procedure», criticando duramente le polemiche sollevate sulla vicenda. Il primo cittadino ha denunciato una «strumentalizzazione penosa» e una campagna denigratoria che avrebbe coinvolto anche “persone oneste che non meritavano di essere usate”.
La pronuncia mette così la parola fine a un contenzioso che si trascinava da tempo, rafforzando la posizione dell’amministrazione comunale sulla regolarità dell’iter concorsuale.












