Un duro scontro politico e istituzionale nella Comunità Montana Alburni, dopo quanto accaduto nell’ultima seduta dell’ente, episodio che viene definito senza mezzi termini come un caso di «eccezionale gravità sotto il profilo democratico e istituzionale». A finire al centro delle polemiche è l’estromissione del sindaco di Roscigno Pino Palmieri dalla discussione dei primi due punti all’ordine del giorno.
Secondo quanto denunciato nel comunicato, il primo cittadino, «legittimo rappresentante del proprio Comune, è stato estromesso con un vero e proprio colpo di mano procedurale», attraverso «una forzatura regolamentare che ha impedito il libero esercizio delle sue funzioni». Una decisione definita «arbitraria», motivata con la tesi secondo cui la discussione del terzo punto all’ordine del giorno avrebbe consentito l’ingresso in Consiglio, «alterando così gli equilibri assembleari».
Per Palmieri, firmatario del comunicato, non si tratterebbe affatto di un episodio marginale: «Siamo di fronte a una violazione palese dei principi di rappresentanza, trasparenza e correttezza istituzionale, che non può essere derubricata a semplice incidente procedurale». Da quella seduta, infatti, sarebbe nata una nuova maggioranza politica all’interno della Comunità Montana.
Una maggioranza che, come viene sottolineato, «vede, nei ruoli apicali della Giunta della Comunità Montana, esponenti di Fratelli d’Italia e della Lega» e che «si regge su un’operazione costruita e sostenuta politicamente dal Partito Democratico salernitano, che di fatto ne è il principale artefice». Da qui una serie di interrogativi rivolti direttamente al Partito Democratico.
Nel comunicato si pone una domanda: «Il Partito Democratico salernitano cosa pensa di una maggioranza di governo di un ente sovracomunale che affida ruoli di vertice a forze della destra nazionale?». E ancora: «come giustifica un’operazione che nasce dall’esclusione forzata di un Sindaco eletto, in aperto contrasto con i principi democratici che il PD dichiara di rappresentare?».
I toni si fanno ancora più duri quando si richiama la coerenza politica: «Chi si proclama difensore della legalità, della partecipazione e della democrazia non può tacere davanti a manovre che svuotano di significato la rappresentanza dei Comuni», né può, si legge, «rifugiarsi nel pragmatismo quando questo si traduce in alleanze innaturali e opache». Il timore espresso è che «la Comunità Montana Alburni non può diventare un laboratorio di trasformismo politico costruito sulla compressione dei diritti istituzionali dei Sindaci e dei territori».
Da qui l’appello finale: «Si chiede pertanto al Partito Democratico salernitano una presa di posizione pubblica, chiara e inequivocabile», sia «sul metodo utilizzato per costituire la nuova maggioranza», sia «sulla scelta politica di consegnare la guida dell’ente a esponenti di Fratelli d’Italia e della Lega». Una conclusione netta, affidata a un principio ritenuto non trattabile: «Il rispetto delle istituzioni e della volontà democratica non è negoziabile».


