Crediti fiscali ottenuti con lavori mai eseguiti e certificazioni ritenute non veritiere: è questa l’ipotesi al centro dell’inchiesta della Procura di Vallo della Lucania che ha portato al rinvio a giudizio di una società e di tre professionisti accusati, a vario titolo, di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della guardia di finanza di Agropoli, coordinati dalla magistratura, gli indagati — una legale rappresentante d’impresa di 38 anni, un progettista e direttore dei lavori di 45 anni residente ad Agropoli e un tecnico asseveratore di 69 anni di Pollica — avrebbero attestato falsamente interventi di ristrutturazione mai conclusi su immobili appartenenti a due sorelle di Castellabate.
Le certificazioni avrebbero consentito di maturare crediti d’imposta per oltre 184mila euro, successivamente in parte ceduti e utilizzati in compensazione. Le proprietarie degli immobili, assistite dall’avvocato Carmine Vitagliano, sostengono di essersi affidate alla società per l’accesso al Superbonus, delegando sia l’esecuzione dei lavori sia la gestione delle pratiche burocratiche. Tuttavia, le opere sarebbero rimaste incomplete o realizzate solo in modo parziale, causando danni economici e personali.
Nel fascicolo compare anche la contestazione relativa all’emissione di fatture per operazioni inesistenti per circa 168mila euro. Alla società viene inoltre attribuita una responsabilità amministrativa per non aver adottato adeguati modelli organizzativi di prevenzione dei reati.
L’indagine si inserisce in un più ampio filone di controlli sull’utilizzo dei bonus edilizi nel territorio cilentano, dove negli ultimi anni sono emerse diverse anomalie legate alla gestione delle pratiche e alla certificazione dei lavori. Sarà ora il dibattimento a stabilire eventuali responsabilità.




