Dalla tradizione delle cure termali ai nuovi percorsi dedicati al benessere psicofisico, il termalismo italiano si rinnova e amplia la propria offerta, puntando su esperienze personalizzate, turismo integrato e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale.
Secondo il Rapporto Unioncamere-Isnart presentato il 21 gennaio 2026, le località termali italiane hanno registrato nel 2025 circa 24 milioni di presenze turistiche stimate, per un fatturato diretto superiore ai 5 miliardi di euro. Il 60% dei flussi, secondo il rapporto, proviene dall’estero. Dati che confermano il peso del settore nell’economia turistica nazionale e il suo potenziale di sviluppo.
Le acque termali, con caratteristiche chimiche e fisiche differenti a seconda della sorgente, rappresentano da secoli una risorsa del territorio italiano. Accanto alle cure effettuate negli stabilimenti specializzati, oggi l’offerta comprende piscine termali, percorsi sensoriali, trattamenti benessere e soggiorni che abbinano relax, natura, cultura ed enogastronomia.
Il cambiamento riguarda anche il modo di vivere la vacanza. Non soltanto soggiorni finalizzati alle cure, ma esperienze costruite intorno alle esigenze dei visitatori, con programmi personalizzati e servizi che consentono di scoprire le destinazioni termali durante tutto l’anno. Una tendenza che può contribuire alla destagionalizzazione dei flussi e offrire nuove opportunità alle economie locali, soprattutto nelle aree interne.
Il patrimonio termale italiano è diffuso in numerose regioni, con una presenza significativa in Veneto, Campania, Toscana, Emilia-Romagna e Lazio. Le strutture possono diventare punti di riferimento per un’offerta turistica più ampia, capace di mettere in rete borghi storici, percorsi naturalistici, produzioni tipiche e attività culturali. In Campania sono note quelle di Contursi Terme.












