Si chiude con un pesante bilancio di condanne il procedimento giudiziario scaturito da un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia su un articolato traffico di stupefacenti tra l’Agro nocerino e il resto della provincia di Salerno. Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Salerno ha emesso, al termine dei riti abbreviati, 20 condanne per un totale di circa 127 anni di reclusione.
Al centro dell’indagine la figura di Daniele Confessore, 36 anni, ritenuto vicino al clan Fezza-De Vivo di Pagani e indicato come uno dei promotori del sistema. Per lui è stata inflitta una pena di 14 anni e 2 mesi di carcere.
L’impianto accusatorio relativo all’associazione per delinquere finalizzata allo spaccio ha retto anche nei confronti di altri nove imputati: Manuel Bove (7 anni e 10 mesi), Carmine Canale (7 anni e 3 mesi), Carmine Carusone (9 anni e 10 mesi), Gianmarco Carusone (7 anni), Alfonso De Prisco (7 anni e 8 mesi), Leonardo Iapicco (17 anni e 6 mesi), ritenuto anch’egli promotore, Simone Lucillo (7 anni), Laura Senatore (7 anni e 4 mesi) e Michele Tramontano (7 anni).
Diverso l’esito per Mario Prete e Giuseppe D’Auria, assolti dall’accusa associativa ma comunque condannati rispettivamente a 3 anni e 1 anno e 4 mesi. Per gli altri imputati, coinvolti a vario titolo in episodi di spaccio e detenzione di droga senza vincolo associativo, le pene oscillano tra 2 e 4 anni di reclusione.
Le indagini, condotte dalla Guardia di Finanza nel 2023, erano partite nell’ambito della caccia al latitante Confessore, sfuggito a un blitz eseguito a fine 2022 contro il clan paganese. Secondo gli investigatori, l’uomo — nascosto in un’abitazione a Cava — avrebbe continuato a impartire direttive sulle rotte di approvvigionamento della droga.
Un ruolo centrale sarebbe stato ricoperto anche da Leonardo Iapicco, che avrebbe gestito la piazza di spaccio fino alla misura degli arresti domiciliari. Successivamente, l’attività sarebbe proseguita grazie al supporto di una rete di collaboratori incaricati di rifornimento, preparazione, trasporto e stoccaggio delle sostanze.
Tra le droghe trattate figurano cocaina, hashish, marijuana e amnesia. L’inchiesta ha inoltre fatto emergere ulteriori ipotesi di reato, tra cui estorsione, favoreggiamento, riciclaggio e detenzione di armi, contestazioni per le quali alcuni imputati hanno optato per il rito ordinario.
Tre persone, inoltre, erano accusate di aver favorito la latitanza di Confessore. Secondo l’Antimafia, l’organizzazione operava con modalità riconducibili a quelle del clan di Pagani, sia per quanto riguarda le forniture sia per la gestione dei pagamenti.
Decisivi, ai fini investigativi, sono stati l’analisi dei telefoni e le intercettazioni ambientali, che hanno consentito di delineare la struttura del gruppo. A conferma del quadro accusatorio anche due sequestri di droga, rispettivamente da 13 e 8 chilogrammi, uno dei quali effettuato in un garage a Nocera Superiore.
Le attività illecite sarebbero proseguite anche dopo l’arresto di Confessore, con tentativi di individuare nuovi depositi per lo stoccaggio. Alcune trattative per l’acquisto di stupefacenti — che avrebbero coinvolto anche un clan di Napoli — sono state intercettate persino all’interno del carcere di Fuorni.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate nei prossimi mesi.












