La situazione in Venezuela rimane estremamente complessa e sotto i riflettori della politica estera internazionale. Dopo un’escalation senza precedenti nei primi giorni di gennaio 2026, il paese sudamericano si trova al centro di una crisi multilivello che coinvolge potenze globali, comunità diplomatiche e decine di cittadini italiani ancora detenuti.
Nei primi giorni di gennaio, gli Stati Uniti hanno compiuto un’azione militare a Caracas che ha portato alla cattura dell’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro e di sua moglie, trasferiti negli Stati Uniti dove devono affrontare procedimenti giudiziari su accuse legate al narcotraffico e al terrorismo. Questa operazione ha scatenato reazioni contrastanti a livello globale: mentre alcuni governi hanno espresso sostegno agli Stati Uniti, altri — tra cui la Spagna — hanno criticato l’azione come una violazione del diritto internazionale.
Nel Venezuela stesso, la situazione rimane tesa. Le autorità hanno schierato tank e milizie paramilitari “colectivos” nelle strade di Caracas, imponendo una stretta sulla popolazione e sui media. Giornalisti sono stati fermati e perquisiti, e uno di loro, un italiano, è stato espulso dal paese.
Negoziazioni sul petrolio e prospettive economiche
Parallelamente agli sviluppi politici, il governo venezuelano ha avviato negoziati con gli Stati Uniti sulla fornitura di petrolio, un elemento chiave per l’economia del paese. Secondo un comunicato della compagnia statale PDVSA, la trattativa mira a stabilire relazioni commerciali nel rispetto di legalità e vantaggi reciproci, nonostante le profonde tensioni politiche.
La difficile condizione degli italiani detenuti
In questo quadro di crisi, una delle principali preoccupazioni per l’Italia riguarda i cittadini italiani ancora detenuti in Venezuela. I casi più noti, come quello del cooperante Alberto Trentini, detenuto dal novembre 2024 con accuse che la famiglia e organizzazioni per i diritti umani considerano pretestuose, continuano a far discutere. Oltre a Trentini, secondo stime giornalistiche sono decine gli italiani trattenuti, molti dei quali accusati di motivi politici o arrestati senza accuse formali nelle carceri venezuelane.
Il Ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha ribadito durante una riunione dei ministri degli Esteri del G7 l’“importanza della liberazione dei nostri connazionali”, citando nomi come Alberto Trentini, Mario Burlò, Luigi Gasperin e Biagio Pilieri, e sottolineando la necessità di garantire una transizione pacifica in Venezuela e la tutela della comunità italiana presente nel paese.
Le autorità italiane mantengono attiva un’unità di crisi della Farnesina, con l’ambasciatore a Caracas che invita gli italiani a limitare spostamenti e contattare i consolati in caso di bisogno. Circa 160.000 cittadini italiani vivono in Venezuela, e l’incertezza politica sta aggravando le difficoltà per chi vorrebbe rientrare o mettersi in salvo.
Ruolo diplomatico e prospettive di stabilizzazione
In parallelo alle tensioni, i paesi del G7, compresa l’Italia, hanno ribadito la necessità di un corridoio diplomatico per la stabilizzazione del Venezuela e di misure umanitarie per la popolazione civile. L’Europa ha sottolineato il sostegno a una transizione pacifica e democratica nel rispetto del diritto internazionale, mentre la comunità internazionale osserva con attenzione l’evolversi degli eventi.
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