3 Gennaio 2026

Voto di scambio a Capaccio Paestum, chiesto il processo per sette indagati e Franco Alfieri

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Voto di scambio a Capaccio Paestum, chiesto il processo per sette indagati e Franco Alfieri

La Procura della Repubblica di Salerno ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per otto dei nove indagati nell’inchiesta sul presunto voto di scambio elettorale politico-mafioso legato alle elezioni amministrative del 2019 a Capaccio Paestum. L’istanza porta la firma dei pubblici ministeri Elena Guarino e Carlo Rinaldi.

Nel mirino degli inquirenti finiscono l’ex sindaco Franco Alfieri, il pregiudicato capaccese Roberto Squecco e la sua ex moglie Stefania Nobili, oltre al vigile urbano Antonio Bernardi, all’addetto al cimitero Michele Pecora e ai tre componenti del cosiddetto “gruppo di Baronissi”: Domenico De Cesare, Vincenzo De Cesare e Antonio Cosentino.

È stata invece separata la posizione di Angelo Genovese, attualmente detenuto nel carcere di Sulmona per altri procedimenti: i suoi difensori hanno avanzato richiesta di patteggiamento in continuazione con precedenti condanne. A suo carico era contestata una tentata estorsione ai danni di Domenico De Cesare.

Misure cautelari e stato degli indagati

Dall’operazione della DIA scattata all’alba del 27 marzo 2025, risultano tuttora agli arresti domiciliari Alfieri, Squecco, Bernardi, Pecora e Cosentino. La stessa misura è stata applicata anche a Domenico e Vincenzo De Cesare, sebbene entrambi siano già detenuti per altri reati, rispettivamente nelle case circondariali di Cosenza e Salerno. L’unica a piede libero è Stefania Nobili.

Udienza preliminare a gennaio

L’udienza preliminare è stata fissata per il 21 gennaio presso la cittadella giudiziaria di Salerno. Il gup del Tribunale valuterà, per ciascun indagato, se disporre il rinvio a giudizio o l’archiviazione. In caso di processo, gli imputati potranno scegliere il rito ordinario, accedere a riti alternativi o richiedere il patteggiamento.

Le accuse: scambio elettorale e pressioni mafiose

Secondo l’impostazione accusatoria, Alfieri, Squecco e Nobili avrebbero posto in essere uno scambio elettorale politico-mafioso in occasione delle Comunali 2019: l’ex sindaco avrebbe accettato l’offerta di Squecco di procurare voti in cambio dell’impegno a non procedere all’abbattimento del lido Kennedy, di proprietà dell’imprenditore. Il patto, sempre secondo la Procura, sarebbe stato rafforzato dalla candidatura di Nobili in una delle liste a sostegno.

A carico di Squecco, Bernardi e Pecora sono contestati anche i reati di tentata estorsione e rapina, in concorso e aggravati dal metodo mafioso e dall’abuso di potere. Le condotte avrebbero incluso minacce e pressioni — veicolate anche tramite l’ex assessore Mariarosaria Picariello, la cui posizione è stata archiviata — per impedire la demolizione dello stabilimento balneare.

Armi e tentato omicidio

Le indagini hanno inoltre fatto emergere gravi indizi in relazione a un tentato omicidio che Domenico De Cesare avrebbe compiuto ai danni di Michele Squillante e dello stesso Angelo Genovese, ritenuto esponente di un clan attivo nell’area di Baronissi. Nel corso dei sequestri sono state rinvenute numerose armi: fucili mitragliatori Kalashnikov, mitragliette Uzi, due pistole calibro .357, una Smith & Wesson calibro .38, tre pistole di diverso calibro, un’arma storica a raffica, una pistola monocolpo a penna e un’arma con mirino, tutte corredate da munizionamento.

Le parti offese e l’attentato mancato

La Procura di Salerno ha individuato come parti offese Michele Squillante, Angelo Genovese e lo stesso Franco Alfieri. Quest’ultimo, secondo gli atti, sarebbe stato destinatario di un attentato dinamitardo organizzato da Squecco e affidato al gruppo di Baronissi, poi non eseguito per il mancato accordo sul compenso economico necessario a portare a termine il piano.

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