Caso Mastrogiovanni, l’appello del comitato: «Tutti in tribunale»

«Tutti in tribunale a Vallo della Lucania nei giorni delle udienze». A chiederlo è il “Comitato Giustizia e Verità per Franco Mastrogiovanni”, il maestro elementare di Castelnuovo Cilento morto nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Vallo della Lucania dopo 83 ore di contenzione ininterrotta.

«Il 16 e 17 ottobre – dichiara Peppe Tarallo, membro del comitato – ci saranno le arringhe degli avvocati dei familiari e delle parti civili, mentre il 22 e il 24 ci saranno quelle difensive degli imputati, il 29 le repliche e il 30 infine la sentenza. Tutti noi abbiamo un’occasione storica: chiedere ed ottenere, a termini di legge e di Costituzione, una sentenza giusta che apra la strada a una nuova legge giusta che garantisca e ripristini in ogni momento gli inviolabili diritti della persona umana e del cittadino e blocchi e scoraggi cattive pratiche di vera e propria tortura. Perché – continua Tarallo – se dovesse passare e prevalere la aberrante tesi minimizzante e di fatto assolutoria del pm rimarrebbe affermata la liceità di comportamenti e pratiche vicine alla tortura in luoghi di cura e tutti saremmo esposti al rischio concreto di malcapitarci senza che i responsabili ne rispondano: verrebbe affermata una sorta di licenza di uccidere e di irresponsabilità dei responsabili».

Nella requisitoria il pm ha chiesto per i medici condanne da un massimo di 4 anni ad un minimo di due per falso in cartella ed omicidio colposo, facendo decadere l’accusa di sequestro di persona. «La requisitoria è stata fin da subito orientata a demolire e demonizzare la figura del ‘povero’ Franco perché da ciò ne discendesse la legittimità del TSO e quindi dell’obbligo di cura tra i cui strumenti legittimi ha collocato il TSO, sposando in pieno la tesi del direttore sanitario dell’ospedale con cui condivide evidentemente oltre all’amicizia anche la cultura medioevale».

La pena richiesta dal pm ha lasciato insoddisfatti familiari e cittadini che ora «attendono giustizia» nella sentenza del 30 ottobre. «Una sentenza di fatto assolutoria non sarebbe sicuramente appellabile in quanto questo diritto sta in capo al pm e alla difesa degli imputati, senza possibilità di ulteriori vagli e gradi di giudizio. Il ruolo nostro di cittadini e di pubblica opinione non è quello di costituire o costruire una ‘cappa’ più o meno mediatica, come sostenuto dal pm; il nostro ruolo, il nostro compito è quello di ricordare il dovere di terzietà e reale autonomia che sta in capo a chi ha il dovere di emettere una sentenza in nome del popolo italiano e ricordando che la legge è uguale per tutti e non ne possono essere esenti coloro che se ne sentono a torto immuni grazie alle loro protezioni».

L’appello «Abbiamo il dovere – è l’invito del comitato in difesa di Mastrogiovanni – di rappresentare la nostra ansia e forte richiesta di giustizia, di una giustizia che sappia fare e rendere giustizia sulla base di una verità in questo caso incontrovertibile che un pm si può pure permettere di ribaltare (assumendosene la grave responsabilità) ma che il giudice della sentenza non può non rispettare: sono in gioco i diritti inviolabili e irrinunciabili della persona e del cittadino, garantite dalle leggi e dalla Costituzione a cui sempre più esse andrebbero adeguate. Per questo rivolgiamo un pressante appello a tutti a starci vicini, ad essere presenti: molti, anche lontani, ci stanno comunicando la loro presenza e vicinanza; noi del comitato come anche e a maggior ragione i familiari, vogliamo osare e sperare che chi è più geograficamente vicino sappia e voglia garantire la necessaria presenza che questo tragico caso richiede e reclama anche in termini di civile ed esplicita protesta e condanna di quello che è successo in un ‘nostro’ ospedale in cui giornalmente entriamo come pazienti, utenti o familiari. I familiari e il comitato hanno sempre affermato,dal primo momento,che intendono sì ottenere verità e giustizia per Franco perché non accada mai più, ancora e ad altri, né qui né altrove. 

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