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Una ri(e)voluzione di mezzanotte: intervista a Enzo Moretto in occasione dell’uscita di “Midnight (R)evolution”, ultimo album in studio degli …A Toys Orchestra

di Giuseppe Galato

A poco più di un anno dall’uscita di “Midnight Talks” (ed a pochi mesi dalla presentazione dell’EP “Rita Lin Songs”) tornano con un nuovo album in studio, “Midnight “(R)evolution”, gli …A Toys Orchestra.

L’album, in uscita il 18 ottobre, è il quinto lavoro della band di Agropoli che si è ormai imposta come una delle realtà musicali più interessanti del panorama indie italiano.

Per l’occasione abbiamo fatto qualche domanda a Enzo Moretto, leader della band.  

D: Ciao, Enzo. Come va?
R: …abbastanza bene, grazie!

D: Presentaci un po’ questo vostro nuovo album, “Midnight (R)evolution”.
R: Dicono che sia il nostro disco politico. In realtà io lo ritengo un disco di amore e rivoluzione. Dunque ben lontano da colori e bandiere. La rivoluzione è a mio avviso un concetto in divenire che non presuppone sempre e per forza un’implicazione politica. Anche nei piccoli gesti quotidiani ci può essere qualcosa di rivoluzionario. Scendere in piazza per difendere lo studio e il futuro, decidere di vivere da protagonisti e non da spettatori delle proprie vite è un esternazione di vitalità e d’amore decisamente riconducibile ad un attegiamento rivoluzionario, ma anche prefiggersi un obbiettivo personale e perseguirlo ne è un chiaro sintomo. In questo senso è chiaro che ogni rivoluzione implichi sempre un’evoluzione. Questo è il concetto di “Midnight (R)evolution”, ed ecco anche il perchè della “R” tra parentesi. Rispetto ai lavori precedenti quest’ultimo è un disco che ha avuto una gestazione differente. Le prime canzoni sono nate dalla stessa fucina del suo predecessore “Midnight Talks” per poi proseguire in un continuum che si è protratto nel tempo e che ha assorbito i vari mutamenti dell’ambiente circostante. Le varie tracce infatti sono state concepite in tempi, modi e luoghi differenti, e probabilmente tutto ciò ha trasferito al sound del disco una maggiore eterogeneità. Rispetto agli altri lavori musicalmente c’è forse meno collante tra un brano e l’altro, mentre nei testi ce n’è molto di più. Ed è proprio quello che volevamo. Ci piaceva ricreare simbolicamente i differenti umori che ci circondano in questo momento storico anche attraverso il suono.

D: La copertina dell’album è molto particolare: com’è nata?
R: La copertina è uno scatto del giovane fotografo, nonchè carissimo amico, Alessandro Tricarico. La foto ritrae una ragazza dal volto coperto con il naso incerottato con tanto di scritte “democrazia”. Non si tratta di una posa artistica creata ad hoc, la protagonista è stata realmente ferita al volto. E per giunta quando è accaduto io ero a pochi metri da lei. Stava semplicemente esercitando il suo diritto di dissenso ad una manifestazione contro la mercificazione del corpo della donna nelle fiere di Bologna, nella maniera più pacifica possibile. La sua unica colpa è stata quella di trovarsi in prima linea a reggere uno striscione, motivo per cui un rappresentante delle forze dell’ordine, uno di quei tutori della legge che dovrebbe essere preposto alla difesa del cittadino e del più debole, ha ritenuto giusto sfondarle i denti e il naso con lo scudo. Un gesto eloquente, che ben rappresenta la democrazia in cui viviamo. Il messaggio è chiaro: la democrazia in questo paese ti spacca la faccia.

D: Ormai vi siete trasferiti da un bel po’ di tempo da Agropoli a Bologna: dove hai passato l’estate e come è andata?
R: Il tour è terminato nei primi giorni di agosto dopodichè ho fatto le valigie in fretta e furia e mi sono fiondato ad Agropoli dove mi sono goduto gli amici, la famiglia, il mare e il cibo… dovevo restare una quindicina di giorni per poi andare in vacanza altrove.. ma alla fine mi sono divertito così tanto che mi sono trattenuto più di un mese e mezzo.

D: Nel tuo rientro nel Cilento hai trovato qualcosa di cambiato? Ma, soprattutto, volevo chiederti cosa ci sarebbe da cambiare, per rimanere legati ai temi di rivoluzione e ri-evoluzione che affrontate in “Midnight (R)evolution”, nel Cilento.
R: Agropoli è un paese che sta cambiando molto, almeno per quanto concerne l’urbanistica. Devo capire se mi piace o meno. Il fatto è che conservo un legame affettivo con la “vecchia Agropoli”, ma probabilmente la mia è solo nostalgia che non tiene conto della funzionalità e del progresso. Nel mio paese ci sono progetti e cantieri ovunque, eppure mi sembra così strano che alcuni luoghi di ritrovo non esistono più… Ad esempio noi Toys siamo cresciuti avanti a “La Regina”, storico negozio di dischi agropolese, che da qualche anno è stato sostituito da una moderna libreria. Quando ha chiuso ho capito che per me un epoca era finita, mi sono sentito più vecchio. Ovvio che ci sono anche tanti risvolti positivi alla modernizzazione dell’urbanistica, per esempio mi ha lasciato a bocca aperta il nuovo Liceo Scientifico. Davvero un mondo nuovo rispetto alle topaie in cui ha studiato la mia generazione… eppure anche in questo caso ripenso con piacevole malinconia anche alle fatiscenti mura della mia scuola. Beh, c’è poco da dire.. sono un nostalgico, e vivendo fuori questo mio aspetto si è accentuato. Il fatto è che c’è un lato di me che vorrebbe che il Cilento non cambiasse mai. E’ giusto e sacrosanto che si evolva e progredisca al passo con i tempi ma ciò non implichi mai che ne venga deturpato il paesaggio o intaccata la tradizione. Preservarne la storia e la cultura è un progetto altrettanto lungimirante e avveneristico. Quello che realmente manca è però la prospettiva. Servirebbe un progresso anche nella forma mentis… Oltre ai palazzi bisognerebbe costruire anche sull’intelletto e investire sulle risorse del territorio. Il Cilento ha dato i natali a talenti d’ogni sorta, i proverbiali cervelli in fuga, e riuscire a valorizzarli sul posto sarebbe di certo un incentivo e uno sprono. Ci sono registi, attori, sportivi cilentani sparsi lungo tutta la penisola. Bisognerebbe capire come e cosa fare per trattenerli. Ma questo è però un problema che si estende un pò a tutto il meridione.

D: Al CD è allegato (a prezzi popolarissimi) un DVD che racconta la vostra storia da Agropoli al successo che avete raggiunto ormai da anni: quali sono i posti di Agropoli (e del Cilento) a cui più sei legato?
R: Il DVD ripercorre un po’ tutta la nostra storia artistica sin dagli albori e dunque gli inizi in quel di Agropoli. Beh, soprattutto adesso che non ci vivo più, mi manca un po’ tutto. I colori, la cucina, il dialetto, i tempi… Quello che davvero mi tormenta però è l’assenza del mare. In questo periodo poi c’è la pesca delle seppie e mi sarebbe piaciuto moltissimo poter uscire in barca. Insomma, il porto di Agropoli è uno dei posti che mi manca di più. Ma anche solo andare a zonzo per i paesini, a prendere un caffè in un baretto qualunque dove sembra che il tempo scorra più lento.

D: Ci racconti qualche aneddoto particolare dei tuoi esordi cilentani?
R: Tra i ricordi più piacevoli legati ai nostri inizi ci sono le feste che organizzavamo. I Toys non esistevano ancora, ma la cerchia era più o meno la stessa. Ricordo che facevamo colletta tra gli amici per noleggiare un gruppo elettrogeno, poi cercavamo uno spiazzo in mezzo alla natura, nel “Vallone”. Legavamo delle lampadine agli alberi, accendevamo dei fuochi e montavamo gli strumenti stesso sul prato. Ognuno si adoperava per dare una mano… ovviamente era tutto amatoriale, autogestito e in realtà anche decisamente illegale… ma venivano fuori delle serate fantastiche, con tantissima gente… Facevamo grigliate e grandi tracannate di vino. Il “palco” era libero,chiunque poteva esibirsi.. Ci si divertiva moltissimo con pochissimi mezzi. Nessuno aveva ancora internet e neppure un telefonino, tutto si basava sul passaparola, sulla cooperazione e sull’entusiasmo nel crearci qualcosa da noi. Il mattino seguente ci premuravamo sempre di ripulire tutto, perché nonostante i bagordi amavamo profondamente quei luoghi. Poi via in sella ai motorini con casse e amplificatori in braccio. Sembra passata una vita… io lo rifarei anche domani.

D: Credi che si stia muovendo qualcosa a livello culturale nel Cilento o c’è ancora tanta strada da percorrere? Hai assistito questa estate a qualche evento/spettacolo degno di essere denominato tale nel Cilento?
R: Si, qualcosa sta cambiando. La rete ha contribuito a velocizzare i processi di ammodernamento anche nel più remoto dei paesini. Il gap tra piccolo centro e grande città si è ridotto. La strada a cui tu alludi è però comunque ancora molto lunga e a dirla tutta il buonsenso vorrebbe che non terminasse mai. Quest’estate sono stato all’Indie Mon Amour sulla spiaggia del porto di Agropoli, ed era una situazione decisamente all’altezza. Molto suggestiva e ben organizzata.

D: Considerando le difficoltà del fare attività culturale nel Cilento (carenza di spazi e opportunità, poco interesse alla cultura, ecc.) cosa consigli ai giovani musicisti cilentani (e italiani) che vogliono farsi strada nel mondo della musica?
R: Non esiste una formula base. Tutto quello che è accaduto a noi è frutto di una serie di una combinazioni fatte di alchimie, irrazionalità e caparbietà ostinata. Probabilmente la nostra forza si è concretizzata proprio nel fatto che nessuna difficoltà ci ha mai scoraggiato, nessun limite ci è parso mai invalicabile, nulla ci ha mai intimorito… ma soprattutto non abbiamo mai avuto fretta. Il difetto più grosso che riscontro nei giovani (e non) musicisti che conosco è quello di voler tutto subito, di permeare tutto attraverso un’ansia spasmodica, un voler bruciare tappe fondamentali… L’ambizione e il viaggiare con la fantasia sono grandi virtù ma la fretta può trasformarle in cocenti delusioni. Questo però è solo il mio punto di vista, frutto della mia personalissima esperienza e di una logica molto personale… non infatti è detto che accada lo stesso ad altri o che valga come regola, va presa per quello che è, che sia o meno un monito.

D: Tornerete presto nel Cilento? Magari per qualche data live?
R: Credo di si… o meglio lo spero. Sarebbe bello che i nostri conterranei ci invitassero quanto prima. Così non fosse faremo di tutto noi stessi per raggiungere i nostri amati compaesani.

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