Musica classica e tragedia antica si fondono a VeliaTeatro con “Due melologhi da Eschilo e Euripide: Eumenidi e Elena”

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Un quintetto d’archi, due voci narranti, una lyra; a fare da scenografia, a discapito del palco spoglio, la torre Angioina che si staglia sul promontorio di Elea-Velia: questa sera va in scena “Due melologhi da Eschilo e Euripide: Eumenidi e Elena”.

Sul palco una selezione d’archi della Camerata Strumentale dell’Università di Salerno: i protagonisti sono Vincenzo Meriani e Elena Nunziante (violini), Michela Coppola (viola), Matteo Parisi (violoncello), Nicola Memoli (contrabbasso); sono qui ad accompagnare il compositore e concertista greco Nikos Xanthoulis, diviso fra canto, recitazione in greco e lyra.

Sull’altro versante del palco l’ideatore della rappresentazione, il filologo e musicista Angelo Meriani (oltre che docente di Lingua e Letteratura Greca all’Università di Salerno e responsabile organizzativo della Camerata Strumentale dello stesso ateneo) che, a metà fra il tono colloquiale e il decantato, ci introduce ai brani proposti, in parte recitati, in parte suonati, in parte cantati.

Sul palco di VeliaTeatro è così che rivive la tragedia di Eschilo e Euripide, il 16 agosto, in una mistione di antico e moderno, in un andirivieni di musica e teatro, di recitato e esplicitato: ne consegue un’analisi quanto mai moderna sulla nascita del processo e del diritto, sulla libera scelta e sulla ricerca dell’io.

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VeliaTeatro proseguirà il 18 agosto con “Numa”, spettacolo di e con Sista Bramini presentato dalla compagnia O Thiasos Teatro Natura.

Di seguito alcune considerazioni di Angelo Meriani sullo spettacolo del 16:

«I nostri melologhi risultano da un intreccio tra parti recitate o, forse meglio, “raccontate”, e parti musicate, dove il parlato si integra con il canto e con la “voce” degli strumenti antichi e moderni. Senza rinunciare alla straordinaria complessità concettuale e all’articolazione formale dei testi originali, abbiamo puntato a una sorta di “condensazione” di ciascuna delle due tragedie, partendo dall’originaria centralità drammatica e strutturale delle parti corali, e raccordandole l’una all’altra con interventi parlati. Alcune delle musiche sono riprese da quelle che Nikos ha composto negli anni passati per festival prestigiosi come Atene ed Epidauro, qui riadattate per la sua stessa voce, che, in alcuni passi, canta in greco antico e moderno e per il suono della sua lyra, uno strumento antico che si associa, in un suggestivo e intrigante accostamento, a quelli moderni del quintetto d’archi. Alcune altre musiche, però, sono assolutamente nuove, e scritte appositamente per quest’occasione, per noi e per il nostro quintetto d’archi. Tutto il materiale, parole e musica, è assolutamente inedito. L’intento complessivo è mostrare qui quello che in Grecia era del tutto naturale, ossia la profonda integrazione che si realizzava sulla scena tra parti cantate, danzate e recitate. Certo, la danza ci mancherà, ma cercheremo comunque di evocarla con mezzi musicali. In sostanza, cercando di mediare tra la brevità e la complessità, e senza mai perdere l’articolazione dell’originale, abbiamo inteso presentare i contenuti e le forme straordinariamente attuali del teatro greco a un pubblico più vasto. È un’opera che presenta caratteri di modernità, nel tema del processo giusto come pure nel dibattito sulla differenza tra reato e peccato. E recuperare i cori che contengono notevoli spunti di riflessione è un modo per presentarla al pubblico in maniera più diretta».

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