Processo scandalo Forestale, presentate le richieste di risarcimento delle vittime

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Il processo sul presunto giro di ricatti e mazzette iniziato giovedì vede sempre più chiere le posizioni in campo. In tutto sono state formalizzate 10 costituzioni di parte civile nell’ufficio del gup Donatella Mancini del Tribunale di Salerno che ha aggiornato il procedimento penale al 19 settembre prossimo.

Il ministero per le Politiche Agricole e Forestali assistito dal legale Rossella Sibilia dell’avvocatura dello Stato di Salerno ha chiesto ufficialmente 500mila euro per il danno d’immagine arrecato al Corpo Forestale dello Stato. Il direttore amministrativo del Consorzio di bonifica di Paestum Luigi Mainardi, invece, attraverso il legale Angelo Di Perna chiede 40mila euro, sua moglie Antonella Verrone, 20mila per malori e minacce d’aborto che sarebbero stati causati dalle ripetute ‘visite’ della Santoro. Armando Iuliano fa aperta richiesta, poi, di 150mila euro mentre gli imprenditori Antonio e Raffaele Chiacchiaro 25mila euro senza contare i danni d’immagine che il noto ristorante Le Trabe avrebbe subito. Ancora Claudio Tambasco 5mila euro, Marco Imbriaco 30mila, Antonio Adinolfi, 20mila e infine Antonio Corrado 6mila euro. Hanno invece deciso di non chiedere risarcimento gli imprenditori capaccesi Vincenzo Cerrato, Giovanni Marandino, Bruno Chiacchiaro, Gaetano Bruno, Carmine Ruggiero, Marcello Paparello, Giuseppe Mandetta e Filippo Gregorio.

Per la prima giornata d’udienza sia Marta Santoro che Antonio Pertillo hanno rininciato alla presenza in aula per «seri motivi di salute». Il collegio difensivo composto da Antonio Zecca, Antonello Natale ed Angela Nigro così commenta la prima giornata:«Ora verificheremo singolarmente le costituzioni di parte civile – commenta il collegio difensivo – per verificarne la regolarità. La nostra assista ha ribadito la volontà di risarcire, laddove c’è la contestazione, coloro ai quali ha richiesto delle somme di danaro che non ha comunque intascato».

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Il procedimento per rito abbreviato tenutosi giovedì è stato accorpato a quello riguardante il lido Nausica nella cui inchiesta i gestori Alfonso e Alberto Baviera avrebbero raccontato agli inquirenti che tra il luglio e settembre 2011 l’ex comandante della Forestale di Foce Sele avrebbe avanzato continue richieste di danaro in cambio di omessi controlli. La Santoro, in effetti, stando al racconto degli imprenditori avrebbe sottolineato l’esistenza di irregolarità sulle autorizzazioni e avrebbe usato a dir suo «la mano pesante» se i gestori non avessero pagato.

Sette i capi d’accusa, quindi, a cui dovranno rispondere i due ex comandanti della Forestale: concussione tentata e consumata, abuso d’ufficio, falso in atto pubblico, istigazione alla corruzione, con aggravante della reiterazione del reato e del concorso. Parliamo di reati consumati in un arco temporale di circa tre anni, periodo nel quale gli inquirenti avrebbero scoperto «un clan che in alcuni dei suoi atti si potrebbe definire ‘camorristico’». Un manage tra ‘estorti’ e ‘estorsori’ caratterizzata da ricatti, intrecci con politici e imprenditori e addirittura con pregiudicati del luogo. A tutto ciò si sarebbe giunti grazie a scrupolose ricostruzioni, testimonianze, interrogatori e tecniche investigative all’avanguardia.

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