Spending review, accorpamento Comuni sotto i 5 mila abitanti: ecco la proposta Asmel

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Si può? Accorpare i Comuni con meno di 5mila abitanti e dare una forma organizzativa in materia di servizi, intesa come primo passo per arrivare in futuro alla eliminazione delle Province. Nei prossimi mesi e anni il Governo italiano punterà sull’abolizione totale delle Province e sull’accorpamento dei Comuni, perché le casse pubbliche oramai sono in profondo rosso e il taglio dei costi alla politica non è più un problema etico ma una pura questione di sopravvivenza nazionale. La proposta giocoforza rimette al centro della battaglia politica la cosiddetta lotta agli sprechi nelle amministrazioni locali e nella politica più in generale. Ma è una ipotesi realmente percorribile?

Il prefetto di Napoli, Antonio Musolino, convoca le associazioni dei Comuni e l’assessore regionale agli enti locali, Pasquale Sommese, per fare il punto sul processo in fieri. Entro la fine del 2013 l’iter dovrebbe essere concluso ma lo stesso prefetto, nella nota di convocazione, ha parlato di «percorsi organizzativi e di gestione di particolare complessità, che hanno messo in evidenza non poche difficoltà applicative».

«Un’espressione eufemistica – avverte Francesco Pinto, presidente Asmel (associazione per la sussidiarietà e la modernizzazione degli enti locali) – essendo la legge pasticciata e di improbabile attuazione. Una norma che demanda infatti alle Regioni il compito di  individuare gli ambiti ottimali entro i quali i Comuni sono obbligati ad accorparsi. Ma l’esperienza insegna che gli ambiti ottimali, esattamente come i Consorzi obbligatori, sono spesso fonte di sprechi e di inefficienza perché frutto di disegni a tavolino ed imposti dall’alto».

Intanto, l’associazione Asmel invia una lettera aperta al presidente della Regione Stefano Caldoro e all’assessore Pasquale Sommese: «Se vi sono servizi accorpabili tenendo conto dei vincoli territoriali, bene. Per gli altri solo vincoli telematici – continua Pinto – in tutti i casi, procedendo con percorsi individuati e condivisi dal basso e non calati dall’alto».

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Pinto, inoltre, propone di lasciare i Comuni liberi di definire legami associativi diversi a seconda dei servizi da svolgere. E chiedono di essere affiancati dalla Regione nel ricorso alla Consulta affinché venga definita incostituzionale la parte della legge che impone non solo l’accorpamento dei servizi ma anche delle funzioni. «Si tratta di potestà chiaramente tutelate dalla nostra Carta Costituzionale, che riconosce e promuove l’autonomia degli Enti locali – conclude Pinto – in ogni caso, anche senza la Regione porteremo la questione davanti alla Corte Costituzionale. Nel frattempo, abbiamo elaborato con il supporto di Vincenzo Abbamonte una proposta di convenzionamento tra gli Enti, in grado di tutelare la loro autonomia pur nel rispetto formale di una legge che riteniamo sbagliata ed anticostituzionale».

Stando alla manovra anti-crisi del governo Berlusconi, che prevedeva anche l’accorpamento dei Comuni al di sotto dei 1000 abitanti (che sarebbero rappresentati solo dal sindaco), rischierebbero di ’scomparire’ San Mauro Cilento (982) Prignano Cilento (975) Stio (972) Controne (909) Rutino (895) Laurito (870) Bellosguardo (865) Roscigno (860) Stella Cilento (785) Magliano Vetere (778) Ottati (761) Morigerati (736) Sant’Angelo a Fasanella (730) Pertosa (714) San Mauro La Bruca (676) Corleto Monforte (672)
Salvitelle (600) Cuccaro Vetere (584) Sacco (582) Monteforte Cilento (576) Tortorella (572) Campora (479) Serramezzana (355) Valle dell’Angelo (314).

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