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27 Maggio 2026
27 Maggio 2026

2 giugno, aperture straordinarie dei siti culturali della Provincia di Salerno

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2 giugno, aperture straordinarie dei siti culturali della Provincia di Salerno

Martedì 2 giugno alcuni luoghi culturali del territorio saranno eccezionalmente aperti al pubblico con orari straordinari.

Saranno visitabili il Castello Arechi, uno dei principali complessi monumentali della città, e la Pinacoteca Provinciale di Salerno, spazio espositivo dedicato alle collezioni artistiche provinciali, entrambi aperti dalle 9.00 alle 17.00. A Padula, invece, apertura anche per il Museo della Lucania Occidentale di Padula, realtà museale del territorio lucano-occidentale, che resterà accessibile al pubblico dalle 9.00 alle 14.00.

L’iniziativa consente quindi la fruizione di tre sedi culturali in una giornata festiva, con orari differenziati in base alle singole strutture.

Castello Arechi

Il Castello di Arechi domina la città di Salerno dall’alto ed è presente in tutte le rappresentazioni storiche a partire dal Medioevo. Dalle sue terrazze si gode un panorama spettacolare e si ammira una delle migliori vedute del Golfo.

L’attuale configurazione risale al Cinquecento, quando furono apportate le ultime modifiche funzionali, prima che le esigenze difensive mutassero e il castello perdesse progressivamente la sua importanza.

Oggi la fortezza conserva le tracce architettoniche dei diversi periodi di cui è stata protagonista. Realizzata in blocchi di pietra scura locale, presenta una struttura centrale e una serie di recinti o compartimenti, che consentivano di aumentare le possibilità di difesa del complesso. Del sistema difensivo del castello faceva parte anche il Torrione, una massiccia costruzione a pianta quadrata, che domina il mare a est della città. Poco più in alto, su uno sperone roccioso al di sopra del castello, si trova la torre detta “La Bastiglia”, anch’essa parte del complesso difensivo.

Dal 2009 il castello di Arechi ospita un museo medievale dove sono esposti numerosi reperti rinvenuti durante le campagne di scavo archeologico e restauro condotte nel corso del Novecento. Tra i materiali conservati spicca soprattutto la ceramica, utilizzata per scopi militari tra il IX e l’XI secolo e successivamente per uso civile. Non mancano reperti in vetro e numerosi oggetti di metallo riconducibili alle svariate attività svolte nel castello, risalenti a un periodo ampio che va dall’alto medioevo all’epoca contemporanea.

La torre– Il primitivo impianto della torre, chiamata nei documenti turris maior, innalzata circa a metà del VI secolo dai Bizantini, è ancora oggi in parte riconoscibile. Si innalzava sulla roccia sviluppandosi su cinque o sei piani. La sua architettura si sviluppava utilizzando il perimetro murario continuo e una serie di piloni che a loro volta sostenevano gli archi e le volte dei vari piani

La Bastiglia – Si deve molto probabilmente ai Normanni la costruzione a nord della cima del Bonadies, su uno sperone roccioso, della Bastiglia, una vera e propria torre di controllo. Costituita da un unico vano, vi si poteva accedere soltanto con l’uso di scale o altri attrezzi rimovibili, a causa dell’evidente dislivello rispetto al di calpestio della campagna esterna.

La ceramica e i vetri – Gli scavi archeologici condotti nel Castello hanno portato alla luce numerosi frammenti di ceramica “a bande rosse”, caratterizzata da una decorazione con strette spirali o larghe fasce che descrivono archi consecutivi, ceramica protomaiolica, caratterizzata da rivestimento a smalto, e ceramica graffita. Al 1200 circa risalgono alcuni calici in vetro, la cui colorazione oscilla tra il verde e l’azzurro. (Fonte cultura.comune.salerno.it)

Pinacoteca provinciale di Salerno

La Pinacoteca è ospitata all’interno dello storico Palazzo Pinto, dimora gentilizia sita nel centro antico di Salerno. Inaugurata nel marzo 2001, nella sua attuale sede, La Pinacoteca Provinciale comincia a formarsi tra il 1927 e il 1938, grazie al recupero, sull’intero territorio salernitano, di opere databili dal XV al XVIII secolo, cui si sono nel tempo aggiunti altri dipinti, attraverso acquisti o lasciti, che si sono uniti alla Collezione Pinto, parte della donazione dell’omonimo palazzo.

Aperte al pubblico vi sono opere che vanno dal Rinascimento alla prima metà del Novecento. Nella sezione rinascimentale pregevoli sono le tavole di Andrea Sabatini da Salerno e del Maestro della Incoronazione di Eboli. Di grande interesse sono le tele seicentesche di Giovanni Battista Caracciolo, Andrea De Lioni, Carlo Rosa. Del Settecento sono le tele di Francesco Solimena e della sua Accademia. Molti i dipinti di pittori salernitani e i cosiddetti costaioli, vissuti tra la seconda metà dell’Ottocento e il Novecento.

Una sezione è dedicata agli artisti stranieri, di particolare importanza in una provincia come quella salernitana che dal Cilento alla Costiera amalfitana è stata percorsa dagli eredi del Gran Tour e formatasi a seguito di numerosi lasciti, donati da congiunti o amici degli artisti che qui realizzarono le opere esposte come quelle Stefan Andres, Kurt Craemer , Richard Dölker, Monica Hannasch, Irene Kowaliska, Bruno Marquardt , Vassilij Necitailov , Lisel Oppel , Karli Sohn – Rethel, Michael Theile , Peter Willburger . La Pinacoteca ospita, oltre la sua collezione, mostre ed eventi di respiro nazionale ed internazionale con raccolte ed opere d’arte provenienti dalle collezioni private, da Musei e delle varie collezione di proprietà della stessa Provincia, che saranno collocate definitivamente con l’ampliamento dei locali di Palazzo Pinto. (Fonte cultura.gov.it)

Museo archeologico provinciale della Lucania occidentale

Il Museo Archeologico Provinciale della Lucania Occidentale nasce nel 1957 per raccogliere i ricchi reperti degli scavi eseguiti dalla Direzione dei Musei Provinciali di Salerno, particolarmente a Sala Consilina e Padula (circa 1500 tombe). Nel museo inoltre sono conservati i materiali rinvenuti nel circondario alla fine dell’Ottocento. Successivamente il museo si è arricchito di reperti provenienti dagli scavi eseguiti dal 1957 al 1967, quando si recuperarono le tombe in località Menafra a Sala Consilina.

L’esposizione abbraccia un arco temporale di ben 16 secoli – dal X sec. a.C. al VI sec. d.C. – ed è destinata ad ampliarsi con i materiali provenienti da altre importanti realtà archeologiche del Vallo. Il percorso museale parte dai reperti della prima Età del ferro, durante la quale nel Vallo di Diano si pratica quasi esclusivamente il rito dell’incinerazione dei defunti. Le tombe maschili presentano armi e fibule ad arco serpeggiante, quelle femminili contengono gli oggetti della filatura e fibule ad arco ingrossato. Dal IX sec. in poi i corredi sepolcrali presentano un numero maggiore di oggetti. In particolare, le tombe femminili dell’VIII sec. sono ricche di oggetti ornamentali. Sempre in questo secolo si comincia a trovare nelle tombe un genere di vaso, il kántharos, di origine balcanica, la cui presenza perdurerà, seppur con varianti morfologiche, finché la necropoli di Sala continuerà a essere utilizzata.

Nella seconda metà del VII sec. compaiono altri vasi, tra cui l’oinochóe (vaso per versare il vino), mentre diminuiscono gli oggetti di ornamento personale e delle fibule. Nelle sepolture maschili le armi sono tutte in ferro. La necropoli di Padula è caratterizzata dalla presenza di vasi greci, attici, di eccellente qualità: essi hanno consentito non solo di datare, ma anche di classificare le sepolture, distinguendo (secondo la tipologia dei vasi) quelle maschili da quelle femminili. Infatti, solo raramente si sono trovati armi e oggetti di ornamento personale. Al IV sec. a.C. appartiene un gruppo di antefisse con rappresentazione di teste di Menadi e Sileni, rinvenute nel 1957-58. Del III-II sec. a.C. è il gruppo dei capitelli figurati, scoperti alla fine del secolo scorso nei pressi della Certosa; le statue e le stele funerarie sono della tarda età repubblicana. All’epoca tardo-antica (III-IV sec. d.C.) appartengono, infine, i materiali provenienti da una villa romana, poi trasformata probabilmente in basilica paleocristiana, scoperta nel 1956. (Fonte cultura.gov.it)

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