“S’i i Morris non han furor, già mai lieti non sono”: i Morris Goldmine a Voci dal Sud tra Verdena, Afterhours e Cecco Angiolieri

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Da Vallo della Lucania i Morris Goldmine e i loro live sfrontati fatti di indie rock di matrice britannica misto a una buona dose di autoironia e a una tenuta di palco da fare invidia a band già acclamate dal pubblico.

I Morris Goldmine suoneranno a Sant’Arsenio sul palco di Voci dal Sud il 31 luglio insieme a Verdena e Afterhours.

Sentiamo un po’ cos’hanno da dire (e soprattutto COME ce lo vogliono dire).

D: Anche quest’anno vi siete fatti notare sul palco del Meeting del Mare con una performance impeccabile anche dal punto di vista scenico, ricca di trovate quasi da avanspettacolo, mandando in visibilio il pubblico.
R: Dicon di noi Morris che delle performance abbiam il furor, che cento – mille volte el dì pensiam di schitarrare, financo avvenga che ‘l morir. E tutto ‘l sangue ci sentiam turbato giacchè giammai abbiam posa. Quando sul palco roccheggiam abbiam sì cotal furor, che di furor non possiam guarire; e detto furor giammai avrà posa.

D: Suonerete la stessa sera di due delle band più importanti del panorama musicale italiano, Verdena e Afterhours.
R: I Verdena e gli Afterhours, dica chi dir vuole, son di quelle band per cui t’inchinan franceschi e latini, baroni e cavalier. E Voci dal Sud certo è lo festival chiaro e pien d’ardire. Giammai cotal musical tenzone i nostri animi infiammò: sì che ci par aver bianca ragione di non schitarrar se non dove ci predilige.

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D: Parliamo del rapporto conflittuale tra i Morris Goldmine e la loro musica.
R: Ella è sì a darci tanta pena, notte e dia, che de l’angoscia ci fa sudare, ma che tutta ci arde l’anima, e niente non pare. Il nostro gentil cor s’allegra di novelle, ch’i’ altri mai osan ricordare. Onde lo suon ci dona vita: ciò nonostante il sì forte sentire d’ira, d’angoscia, d’affanno o d’amore, non possiam dir che, per la mistica follia, abbiam perduto il buon sollazzare.

D: Con che occhio guardate la scena musicale di oggi?
R: Chi de l’altrui musica fa le canzon, il su’ castel non ha muro né fosso; noi tutti lo veggiam ben più più abboccato, come lo porco a le ghiande, non abbiendo egli alcuna cagione. Di senno, a nostro parer, è vie più error grosso, nelle ostarie e nelle balere di piazza cantar le canzon come musicanti che non ha denti e roder voglion un osso e d’alti monti pensan far campagne. E chi la musica fa per lo soldo aver è peggio, a nostra parvenza: e ben ci par di ciò dicer sì certo, indi per cui conosciam la sua sconoscenza.

D: Sul web si leggono strane storie su di voi. Verità o leggende metropolitane?
R: Già mai sveleremo il latente arcano. Ma il wiskey riposato aver solìa, ed era nuovo cotal colore. Tra una nota e l’altra, ci par l’averlo bevuto: e poscia ci parrebbe come un trarriparci, lo core in corpo ci sentim tremare, sì fort’è fu la temenza e la paura, ch’i’ noi Morris bevendo lo wiskey cisbernando e senza indugio, da allor con la peglia andiam tramazzando.

D: Uno dei leitmotiv dei vostri show è l’improvviso bloccarvi in posa plastica nel bel mezzo di un riff tagliente.
R: Ci riempie di gaudio poter musicar senza conferir movenza alcuna così come ci riempie di gioia poter discutere di cotanto interesse con luogo comune senza conferir parola alcuna. Or dunque questo pensiero ci conduce altrove: rintoccano le campane, è tempo di saluti. Or va’, fuggiasco, a la gente, e dille che, s’i i Morris non han furor, già mai lieti non sono.
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