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Il Cilento come scenario di un fitto mistero: intervista a Diana Lama

di Laura Del Verme

“Il cumulo di alghe disseccate dal sole puzzava come se ci fosse un cadavere sepolto dentro. E, infatti, dentro il cadavere c’era”.

Il corpo irriconoscibile e martoriato di una donna viene ritrovato sulla spiaggia di Pioppi.

Le indagini vengono affidate al pacato maresciallo Santomauro, uno svagato maresciallo dei carabinieri che suo malgrado viene trascinato in un mondo che non gli appartiene ma che, furbo e sornione, riuscirà a portare a galla la verità e che dovrà mettere a frutto tutto il suo intuito investigativo per affrontare un caso spinoso e intricato.

La povera ‘sirena’ si scopre ben presto non essere altro che la bizzosa Elena, una donna della Napoli bene, moglie di un famoso architetto e frequentatrice della buona società.

Le indagini sull’omicidio, amplificate dai riflettori dei media, porteranno Santomauro ad addentrarsi in un (bel) mondo dove dominano l’ipocrisia e l’arrivismo e abbondano bugie e mezze verità.

La napoletana Diana Lama prosegue il filone del thriller al femminile (il precedente romanzo si intitolava “Solo Tra Ragazze”, edito sempre da Piemme) sfornando una storia dal sapore estivo, ambientata in uno dei posti più belli del mondo.

Le abbiamo fatto qualche domanda.

D: Con “La sirena sotto le alghe” ancora una volta ti sei cimentata in un thriller al femminile dove la psicologia delle donne è al centro della vicenda.
R: Trovo le donne generalmente più capaci di sottile cattiveria e crudeltà rispetto agli uomini, quindi più interessanti, ma ne La sirena sotto le alghe ci sono anche dei ‘maschietti cattivelli’.

D: A chi ti sei ispirata per la figura del pacato e simpatico maresciallo Santomauro?
R: Santomauro è un uomo complesso, con una sensibilità per certi versi femminile, è un romantico ma è comunque un uomo difficile, con delle asprezze caratteriali che lo rendono sempre un po’ estraneo al suo ambiente. E’ però anche dotato di un umorismo sarcastico, credo sarebbe un uomo interessante da conoscere. Se devo paragonarlo a qualcuno mi viene in mente il commissario Santamaria, di Fruttero & Lucentini, mitica coppia del giallo nostrano.

D: Perché il Cilento?
R: Ho scelto il Cilento per questa storia per vari motivi: prima di tutto lo amo molto, mi considero cilentana di adozione, lo frequento da una ventina di anni per matrimonio ed è stato amore a prima vista. Poi perché volevo un luogo in cui coesistessero bellezze naturali aspre e incontaminate con una cultura e una civiltà antiche ancora conservate. Volevo descrivere un mondo che conservasse le sue tradizioni artistiche, culinarie, familiari, e il Cilento è tutto questo, al di là della patina turistica che appare a un primo approccio distratto. E in ultimo volevo un luogo di cui poter disegnare la vita in un paesino di mare, il rapporto tra turisti e paesani, e la vita dei paesi più interni, con le tradizioni contadine che altrove si sono perse.

D: E come immagini la tua sirena?
R: Di recente ho incontrato la mia sirena nascosta tra le immagini di una galleria d’arte contemporanea che esponeva i capolavori di Vanessa Beecroft. Immagini bellissime, ma inquietanti e conturbanti, proprio come la donna che è al centro del mio romanzo. Mi sono innamorata di una immagine in particolare, che è esattamente la mia sirena sotto le alghe.

D: Partecipi spesso a programmi TV che rivisitano fatti di cronaca nera: nelle sue storie ti capita di ispirarti a fatti di sangue realmente accaduti?
R: Non amo ispirarmi a fatti di cronaca reali, anche se mi documento molto e li seguo, ma la lettura per me è intrattenimento, e anche la scrittura, piacere, divertimento, evasione, e non mi va di scrivere di gente che ha sofferto ed è morta realmente. Vanno bene sangue, dolore, morte terrore e angoscia, ma solo sulla carta, credo abbia un effetto catartico per il lettore, ma non quando sai che quello che leggi o scrivi è successo davvero a qualcuno. Preferisco che la fantasia superi la realtà anche se ormai è sempre più difficile.

D: So che stai lavorando alla sceneggiatura della Sirena, vedremo trasposto il tuo thriller sullo schermo?
R: Spero proprio di si, c’è un progetto ben avviato in questo senso e credo che presto la mia Sirena uscirà dalle pagine del libro per animarsi sullo schermo. Mi fa molto piacere che le avventure dei miei personaggi nel Cilento trovino nuova vita, il romanzo sta andando molto bene anche con le traduzioni, per esempio in Germania dove stanno per pubblicare anche il secondo della serie, Il circo delle Maraviglie, sempre con Santomauro.

D: Sei tra i fondatori di Napoli Noir, un punto di aggregazione per appassionati ed autori del genere: perché è nata Napoli Noir e quali sono le vostre iniziative più recenti?
R: Napolinoir è nata per creare a Napoli un punto di aggregazione  tra scrittori e appassionati del genere; sosteniamo varie iniziative, tra cui la più importante è un concorso letterario per ragazzi di tutte le scuole, ParoleinGiallo, che è alla quarta edizione. Abbiamo un sito www.napolinoir.com e altre iniziative in corso, tra cui rassegne letterarie e corsi di scrittura gialla e di sceneggiatura, ma soprattutto ci teniamo in contato anche in maniera conviviale e coordiniamo le nostre iniziative individuali.

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