“Un gay di paese che prende per il culo i gay di città”: a Capaccio la presentazione del libro “Vagamente suscettibili” di Pierpaolo Mandetta

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Un gay che “prende per il culo” i gay: no, non è un gioco di parole sui gusti sessuali degli omosessuali ma lo sguardo ironico e sarcastico sull’essere omosessuale oggi di Pierpaolo Mandetta, autore del libro “Vagamente suscettibili”, che sarà presentato a Capaccio il 23 giugno alle ore 19:00 presso il lido Girasole.

Pierpaolo, originario proprio di Capaccio, ha pubblicato da poco la sua opera prima con la casa editrice Noubs.

Il tema del libro è riassumibile in questo tratto: “Pubblicare uno squallido annuncio per elemosinare affetto da un branco di porci assatanati privi di emozioni? È questa l’emancipazione del gay 2010?”

Per l’occasione abbiamo fatto qualche domanda a Pierpaolo.

D: Presentati ai nostri lettori.
R: Salve a tutti, mi chiamo Hillary e voglio fare la cantante. Scherzo. Basta cantanti. Sono Paolo, ho ventisei anni e sono un barista. Ho frequentato la scuola Holden di Torino, qualche anno fa, e oggi vivo a Paestum, in mezzo alle bufale, dove scrivo e lavoro e odio i miei clienti.

D: Parlaci brevemente del tuo romanzo.
R: “Vagamente suscettibili” è un romanzo di formazione, scritto in chiave a tratti umoristica, a tratti cinica, ma senza mai scadere nel dramma, che un po’ lo detesto. È un romanzo che parla dei giovani di oggi, soprattutto dei loro stereotipi e della rottura di questi, che avviene con la crescita e sbattendo la faccia contro le realtà del mondo che ci corconda.

D: Affronti, nel tuo libro, una tematica controversa, e cioè quella dell’omosessualità: dopo anni di lotte credi si stia muovendo qualcosa per i diritti degli omosessuali?
R: Assolutamente no. In questo paese i cambiamenti si ottengono sempre costringendo qualcuno a dire “ok, facciamolo”. L’accettazione e la sensibilità sono un’altra cosa. Inutile far sposare due uomini in un contesto che li osteggia e respinge.

D: A volte avverto come ci sia un rifiuto dell’omosessualità da parte degli stessi omosessuali. In molti casi sembra come vogliano affermare la propria diversità non meno di quanto rimarchino la cosa gli omofobi: condividi questo pensiero?
R: È sempre una questione culturale. È come se in Itala si accettasse l’omosessuale solo in quanto femmineo o appartenente a tutti quei cliché lavorativi, come il settore moda o del design, o che ci propina la TV. Vedi Signorini, o Malgioglio: lui sta sempre in TV e l’italiano medio pone in lui l’essere omosessuale. Questo rompe molto le palle a tutti quei ragazzi senza ciuffo bianco che lottano nel proprio nucleo familiare arretrato, che si sentono discriminati magari nei paesini bigotti in cui la gente, a sentire il nome Malgioglio, afferra i forconi. Si creano così le lotte interne e le intolleranze. È superficiale, ma è così.

D: Non sarebbe più naturale e giusto considerare tutti noi, etero, omosessuali, bisessuali, come esseri umani piuttosto che come “esseri sessualmente catalogati”? Anche per fare in modo di normalizzare la cosa e, in questo modo, portare tutti ad accettare le “diversità”?
R: Queste sono chiacchiere che lasciano il tempo che trovano. Stiamo parlando di un mondo ipocrita che ancora ha problemi ad affrontare l’immigrazione, il problema delle razze o la fame. Figurati gli omosessuali.

D: Quali sono i pro e i contro dei “movimenti omosessuali”? Ce n’è qualcuno in particolare che apprezzi e stimi e qualcuno che, a tuo avviso, porta avanti la “battaglia” in modo sbagliato?
R: Non me la sento di fare particolari critiche, perché gli omosessuali son sempre pronti a offendersi (ahia! ora s’incazzano…).

D: Io, ad esempio, non condivido la scelta delle adozioni, considerando le implicazioni psicologiche che necessariamente graverebbero sul bambino (insomma, già c’abbiamo nelle famiglie etero i nostri bei problemi legati a complessi edipici irrisolti e via dicendo: in una famiglia omosessuale, considerando anche le spinte omofobe sociali, non vorrei la cosa fosse ancora più complessa e complicata a livello psicologico).
R: Sono temi troppo delicati, e forse noi siamo troppo giovani per parlarne. Io non so cosa succede quando un bambino ha due papà o due mamme. Potrebbe essere una cosa positiva o un vero dramma. Perciò non mi va di prendere posizioni. Vorrei solo ricordare che tutte le mostruosità della civiltà passata e odierna (stupri, guerre, inquinamento, razzismo) le ha sfornate un sistema basato da sempre sulle famiglie etero. Mi sa che, in generale, sia proprio l’essere umano che non ce la fa, indipendentemente da chi si sposa.

D: In conclusione, quali sono i diritti assolutamente necessari da garantire agli omosessuali?
R: Indipendentemente dall’arretratezza culturale, i gay in Italia hanno bisogno di leggi che tutelino la salute e le unioni, punto e basta. Se voglio passare i miei beni al mio compagno, nessuno dovrebbe vietarmelo.

D: Vuoi dire qualcosa ai nostri lettori omofobi?
R: Sì. Suca.

D: È stato difficile trovare un editore?
R: Molto. Nei libri va di moda il dramma, e io non sono bravo a scrivere di pedofilia o anoressia o di ragazzi che passano il tempo a tagliuzzarsi. Esordire con qualcosa di lieve, ormai, è out. Devi vendere, e la D’Urso ci ha insegnato che a vendere è la faccia sgomenta.

D: Come imposti le tue presentazioni e cosa dobbiamo aspettarci?
R: Mah, sono un ragazzo normalissimo. Mi fanno le domande, rispondo, ma più che altro spero di vendere copie. Se esce un po’ di simpatia bene, ma non la prometto.

D: È facile fare arte e cultura nel Cilento o hai riscontrato difficoltà?
R: Il Cilento è una terra che amo e che non voglio abbandonare, con tutte le difficoltà. Ma è per gente che s’ingegna, che non deve aspettarsi aiuti da nessuno. Certo, non consiglierei di fare cultura qui, se si vuole campare di quello…

D: Stai lavorando a nuovo materiale?
R: Sì. Un romanzo un po’ strano e onirico sui giovani costretti a crescere troppo in fretta.

D: C’è qualcosa che vorresti aggiungere?
R: Sì, due cose. La prima è grazie per l’intervista. La seconda è che sono single e disponibile.

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