Due “figli dell’anarchia” a Agropoli: intervista ai The Sons of Anarchy

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Dieci anni fa ad Agropoli nasceva un duo, i Silverplated, formato da Raffaele Benevento e Andrea Perillo. Poi quel duo era scomparso, dati gli impegni dei due con gli …A Toys Orchestra.

Ora Raffaele e Andrea tornano sulla scena come The Sons of Anarchy con un EP (“Let me fall apart”) che anticipa l’uscita di un album previsto per il prossimo autunno.

Il 28 i due (ormai di base a Bologna) torneranno ad Agropoli per un live (presso l’ex BladeRunner/Monaco, in zona Trentova; ad aprire il concerto Antunzmask).

Per l’occasione li abbiamo intervistati.

D: Ormai siete fissi a Bologna: trovate ancora il tempo di tornare ad Agropoli (a parte che per i live)?
R: Si, ad Agropoli, almeno io, riesco a tornare abbastanza frequentemente, specialmente in estate, tra un impegno e l’altro: passare Agosto a Bologna non è il massimo 😉

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D: Cosa vi lega più di tutto al Cilento?
R: La terra, i posti in cui siamo cresciuti, il cibo, la famiglia e gli amici: quando riusciamo ad organizzare un concerto dalle nostre parti per noi è sempre una gioia immensa.

D: Quali sono le differenze fra il nord emiliano e il sud cilentano?
R: Tantissime, dal clima ai paesaggi: la Pianura Padana è abbastanza diversa dal Cilento. Ma devo dire che qui a Bologna mi sono trovato bene sin dal primo momento: gli emiliani sono un popolo che sanno accoglierti bene, almeno dall’esperienza che ho io.

D: Agropoli sta mostrando una bella scena musicale, fervida: c’è qualche band di Agropoli e dintorni che stimate?
R: Si. Penso agli Yes Daddy Yes o ai Bean Soup: sono quelli che mi vengono in mente. Vivendo a Bologna non sono molto aggiornato su quello che succede ad Agropoli. Nel senso, non so se ci siano altre band che suonano nelle loro sale prova e che ancora non hanno fatto l’esordio ma sono degne di nota.

D: Nonostante la scena fervida vi è una bassissima partecipazione agli eventi musicali (e non): come te lo spieghi?
R: Non me lo spiego, ma è una cosa tristissima: un po’ penso perché viviamo una crisi economica e quindi andare ad un concerto, dove il biglietto costa più di 10 euro, sta diventando un lusso, un po’ perché c’è un ritorno prepotente delle discoteche (forse non c’è mai stato un vero e proprio calo) e la gente preferisce pagare 30 euro e ballare fino al mattino invece di andare ad un concerto rock.

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