Culture Wars live ad Agropoli: l’intervista

di Giuseppe Galato

Vengono da Montoro Inferiore (AV), sono un duo senza troppi fronzoli e si muovono fra il post-punk e l’indie: sono i Culture Wars.

Il 12 gennaio hanno suonato ad Agropoli in occasione di WOW, rassegna musicale a cadenza settimanale curata dall’associazione Panico Art.

Li abbiamo intervistati.

D: Presentate il progetto Culture Wars ai nostri lettori.
R: Io (Mirko) e Giovanni suoniamo assieme praticamente da sempre. Poi un paio d’anni fa abbiamo deciso di resettare tutto e di ripartire così, in due. Da allora una cinquantina di concerti, un EP e un disco. Ma speriamo di suonare ancora e di più, prima di sposarci, fare figli o emigrare a portare soldi da qualche altra parte.

D: Quali sono le vostre principali influenze?
R: La musica che ci ha influenzato è quella che ascoltavamo da ragazzini e che non ascoltiamo più. I Bad Religion ad esempio. Del resto io saranno due, tre mesi che ascolto solo i Fall e musica house. Giovanni non so, mi ha detto che di recente ha comprato dei dischi dei Talking Heads. Bravo Giovanni!

D: Siete un duo: come sopperite alla carenza di musicisti (e quindi strumenti) dal vivo?
R:  Non sopperiamo a nulla. Siamo in due, suoniamo così, in due. Batteria e chitarra. Proviamo a cantare entrambi. Ricorderai sicuramente i Rage Against the Machine, su disco suonavano così come erano, e suonavano alla grande. Se avessimo voluto suonare come un quintetto, avremmo cercato altre tre persone. Se avessimo voluto fiati e archi, avremmo cercato dei musicisti o almeno una persona brava col sintetizzatore.

D: Immagino usiate molta effettistica in veste live: vi va di dirci un po’ com’è formato il vostro “banco lavoro” dal vivo? Strumenti, effetti, effetti collaterali.
R: Sì, dunque, Giovanni ha un tamburino. Io ho un distorsore e un delay.

D: Su Facebook è nato un aspro dibattito sul seminario che Giorgio Canali terrà a Bologna,  dibattito a cui avete partecipato attivamente anche voi: dite la verità, parteciperete anche voi al seminario?
R: Quello che succede su Facebook non è la realtà. È una “para-realtà”? Non lo so. Non è nulla comunque, lascia il tempo che trova. Quindi mi sembra inutile parlarne.

D: Cosa sta succedendo, a livello di logiche di mercato (perché di questo si tratta) al panorama “indie” (che mi pare abbia assunto modalità da major, negli ultimi anni) italiano?
R: Non saprei. Vedo molta gente che ha fatto un disco a malapena decente anni fa e che ora per “logiche di mercato” (come scrivi tu) resta a forza nel “circuito”, pur di recuperare qualche euro e dare un senso alla propria esistenza. Questa gente, grazie a internet e ai media, be’ si tenta di imporla come gente di punta di una scena che in fondo non esiste. Ma non voglio dilungarmi, del resto seguiamo davvero poco le cose italiane.

D: Dalla vostra presentazione leggiamo che suonate nel “tentativo di trasformare in emozione (ed eventualmente in musica) qualsiasi cosa possa mantenere svegli dal riposo generale (anestetizzazione mediatica, deflazione umana, socialità telematica)”: come mai l’essere umano è così facilmente soggiogabile a certe logiche?
R: Quali logiche? Non ti seguo. Abbiamo scritto questa cosa probabilmente nel tentativo di sintetizzare le nostre giornate, ovvero tanta noia che si interrompe solo quando suoniamo e viene fuori qualche pezzo che ci piace, o quando si esce con qualche ragazza carina o con degli amici con cui valga la pena uscire.

D: Qual è il rimedio (se credete ce ne siano) a tutto questo? E quando parlo di rimedio mi riferisco a rimedi massivi, rivolti alle masse, non a chi già la pensa in un determinato modo. Insomma, un rimedio per far cambiare le cose a livello generale.
R: Questa è una domanda da porre a un politco, uno studioso, un professore.

D: Spesso mi capita di vedere che anche chi va “controcorrente” rispetto a determinati canoni imposti sembra lo faccia più per partito preso che per una reale presa di coscienza, e forse questi soggetti sono anche più pericolosi degli allineati, in quanto portano a uno svilimento del messaggio di cui credono di farsi portatori a discapito di chi quel messaggio lo percepisce per ciò che è realmente: condividete il pensiero?
R: Anche questa è una domanda alla quale non sappiamo rispondere, o che comunque non dovresti fare a noi. Forse tu ti riferisci a quel discorso del “costruttivo-distruttivo”, qualcosa del genere. Ma davvero, non sappiamo rispondere…

D: Progetti attuali e futuri?
R: Suonare, registrare, stampare altri dischi. Suonare, registrare, stampare altri dischi. Suonare, suonare, suonare, conoscere gente, suonare.

D: Volete aggiungere qualcosa?
R: Direi di no, rinunciamo a dilungarci. La soglia di attenzione è bassa e oggi non abbiamo davvero molti contenuti da esporre. Grazie, comunque.

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