“Alice”: Lewis Carroll nella lente di Raffaele Carro, originario di Gioi Cilento

Infante viaggi

«Una rilettura sperimentale del celebre romanzo di Lewis Carroll “Alice nel Paese delle Meraviglie”»: così viene riassunto, nelle parole di Raffaele Carro (per ProduzioniAmenic), regista di Gioi Cilento, il suo corto che prende spunto dal romanzo che narra le avventure della giovane Alice.

“Alice”, interpretato da Chiara Tringali (nei panni della protagonista) e Luca Basilico (un inquietante Bianconigio), è una reinterpretazione che, in pochi minuti, senza alcun dialogo, solo immagini e suoni (Brokenkites Jotun), ripercorre le tappe di Alice all’interno di una Wonderland non più sgargiante (per quanto psicotica e delirante in senso negativo fosse anche nel romanzo di Carroll) ma legata a contesti industriali e urbanizzati moderni, che rappresentano al meglio il margine costrittivo dell’essere umano nel contesto storico-culturale attuale.

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INFO

Note di Regia
Il cortometraggio “Alice” propone una interpretazione sperimentale che utilizza il linguaggio audiovisivo per rileggere il celebre romanzo di Lewis Carroll “Alice Nel Paese delle Meraviglie”. Alice è il personaggio principale dell’opera. Identità poliedrica e multiforme in perenne cambiamento è emblema e raffigurazione della contemporaneità. Ogni giovane donna vi si può rispecchiare e immedesimare: è curiosa, avventurosa, dubbiosa e spaventata, ma anche coraggiosa e riflessiva. Nelle peripezie che affronta e che drammaturgicamente definisco la trama del racconto, è insito il macrotema della crescita personale, della scelta e della rinuncia alle questioni che riguardano l’infanzia per approdare all’età adulta. I concetti universali che tratta il celebre romanzo datato 1865, si prestano e si sono prestati a molteplici riletture che si esprimono alla perfezione e trovano la loro ragion d’essere nella società contemporanea dell’intrattenimento e della cultura di massa. Parliamo di: videoclip musicali, videogiochi, fumetti, opere per il grande schermo, arte contemporanea. Questi sono solo alcuni dei possibili esempi che traggono spunto dall’intreccio e dai personaggi del romanzo, e si reinventano divenendo elementi universalmente riconosciuti e condivisi. Come dimenticare la celebre interpretazione di Johnny Depp nel ruolo del Cappellaio Matto nel film di Tim Burton (2010)? O l’Alice disneyana (1951) accompagna nel suo viaggio da tutti i personaggi più pregnanti del racconto, tra cui nella versione italiana spicca “Lo Stregatto” che entra in scena cantando la celebre strofa nonsense del poemetto Jabberwocky con come protagonisti i Palmipedoni (mome raths nella versione anglosassone)? Nel romanzo di Lewis Carroll, Alice tenta in continuazione di sottrarsi allo spaesamento dato da una realtà onirica e surreale che le sfugge in continuazione e nella quale tenta disperatamente di orientarsi, tra senso e non-senso, protesa quasi all’infinito nella ricerca della definizione di se stessa. Un dubbio sembra caratterizzare il suo intero cammino: “Quale sarà la giusta strada da percorrere per tornare a casa?” L’Alice protagonista di questa rilettura sperimentale, abbandona lo smarrimento, i dubbi e le incertezze. Giovane donna in continua metamorfosi, questa volta assume lievi sfumature dark. Il suo incedere è sicuro e incalzante, il volto quasi interamente coperto non fa trapelare un’emozione. Sta per intraprendere il suo viaggio di ritorno verso il “Paese Reale”. Alice attraversa una città immobile e semi-deserta, lasciandosi dietro tracce del passato. Una pillola rossa segna l’inizio del viaggio, ma questa volta non c’è nessun cartello, nessuna indicazione a suggerirle il percorso. Alice sa già quale strada percorrere. Un viaggio in crescendo che affonda le sue radici all’interno di quella che da molti viene definita come postmodernità: dall’underground metropolitano, agli spazi aperti e non-edificati, alle aree abbandonate che simbolicamente definiscono la possibilità di un nuovo utilizzo, eludendo le normali strutture di controllo sociale. Nuovi territori mentali da percorrere non stabiliti dai confini istituzionali. La nuova zona in questo contesto diviene la “creatività individuale”. In un confine ancora poco riconoscibile, che per caratteristiche insite alla sua stessa natura
sfugge alla possibilità di una definizione unitariamente condivisa. Questa è la strada che Alice intende percorrere. Quella verso la consapevolezza, la crescita. Quella che la conduce senza dubbio verso casa.

Il Regista
Raffaele Carro nasce il 03/05/1986 a Vallo della Luc. (SA), dopo il diploma si laurea nel 2009 al DAMS di Bologna con una tesi sperimentale sui video virali e il marketing non-convenzionale. Collabora con il collettivo artistico IOCOSE nella realizzazione di progetti di diversa natura. Fonda ProduzioniAmenic sua
etichetta indipendente con la quale realizza numerosi progetti audiovisivi. Nel 2006 realizza il suo primo cortometraggio “Anche odiare è un diritto”, nel 2008 “Pietoso Sollievo”, nel 2012 “Alice” e “No Signal” oltre alla web serie “Il Giorno Prima della Fine”.

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