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Dissesto Idrogeologico. Ad un anno dall’ alluvione che mise in ginocchio Cilento e Vallo di Diano quale lo stato dei lavori? Ne parliamo con una delle maggiori vittime Luciana Di Mieri

di Lucia Cariello

È oramai trascorso più di un anno da quel terribile giorno.
Un ricordo impresso nella mente di tutte le vittime di un’alluvione dai risvolti catastrofici che ha causato, esondazioni e diverse situazioni di emergenza, tra cui quella seguita alla rottura di un condotto idrico lasciando circa 500 mila persone senz’acqua per diverse settimane.
Diverse migliaia evacuate dalle loro abitazioni.
Le località Trentalone di Gromola e Ciurnito nel comune di Capaccio-Paestum le piu colpite a causa dello straripamento del fiume Sele in almeno tre punti. La furia dell’acqua invase colture e piani bassi delle abitazioni.
Ma non è tutto, il Vallo di Diano si vide, suo malgrado, trasformato in una sorta di grande lago a causa di una violenta ondata di piena del fiume Tanagro, risultato? moltissime case e fabbricati allagati.
Uno strazio subito in quei giorni anche dal Cilento interno, quel Cilento che a quanto pare non conta e che ci verrà descritto da una delle vittime (Luciana di Mieri) che insieme a noi Giornale del Cilento ci accompagnerà in questo viaggio nel ricordo, nel dolore, nell’oblio di una terra. 


Luciana Di Mieri racconti ai lettori de Il Giornale del Cilento quei terribili giorni
Nei giorni tra il 7 e il 10 novembre 2010 si abbatte nel salernitano una
forte perturbazione che appena una settimana prima aveva cagionato gravi danni in Veneto.

Una perturbazione dalle conseguenze a quanto pare devastanti
Certo, strade di collegamento provinciali e statali interrotte e danneggiate per frane e caduta massi, campagne allagate, frane su vasti territori collinari.
Emblematica la frana di Roscigno che a distanza di 100 anni dalla
precedente frana che aveva interessato il comune, su un altro versante della medesima collina e decretato l’abbandono dell’antico borgo.

Una frana che ricorda la  fragilità del territorio, per fortuna questa volta il centro abitato viene risparmiato: i danni maggiori avvengono in una zona collinare coltivata a uliveti, distante 3 km dal centro abitato.

Continui
In questa zona si trova l’abitazione del dr.Malzone, la cui famiglia
dopo aver  abbandonato l’antico borgo decise di trasferirsi in località
Sant’Andrea, anzichè nel nuovo abitato, utilizzando il casolare di campagna di famiglia e adibendolo ad abitazione principale.
Mai scelta fu più infausta, perchè come una maledizione, la frana ha
seguito la famiglia, privandola ancora una volta della propria abitazione.
La casa è andata completamente distrutta, infatti, pur essendo
l’edificio ancora in loco, non è più agibile, nè recuperabile, essendo i danni
strutturali impossibili da riparare e tutta la superficie non è più edificabile, essendo adesso chiare le caratteristiche di fragilità del suolo.

Quindi costretti ad andare via
Si, i Malzone hanno lasciato l’abitazione il giorno stesso della frana, in
seguito all’ordinanza di sgombero da parte del Comune.

Qualche aiuto dalle autorità preposte?
A tutt’oggi non hanno ricevuto alcun sostegno dallo stesso: nessun alloggio sostitutivo, o aiuto per sistemazione di altra abitazione.
La Regione, rappresentata dal commissario per l’emergenza alluvione,
prof. ing. Edoardo Cosenza, informa che non è previsto allo stato attuale nessun “ristoro” per i danni subiti dai privati in seguito all’alluvione, e che probabilmente, a causa di una serie di incongruenze contabili nei bilanci
statali e le numerose calamità che si abbattono ancora su tutto il
territorio nazionale, sarà difficile immaginare uno scenario futuro più favorevole.

All’epoca dei fatti si è lamentata una disuguaglianza di trattamento tra le aree del salernitano e del Veneto, lei condivide?
Noto disparità di trattamento ed evidente discriminazione, perchè
nell’ultimo anno di alluvioni e frane se ne sono avute tantissime, tutte più o meno gravi, con morti e devastazioni, ma gli unici ad avere ricevuto l’indennizzo statale, sebbene parziale, sono i cittadini veneti.
A distanza di un anno la SS166 è ancora chiusa al traffico, così come la SP
342 tra Roscigno e Corleto, percorribile su una sola carreggiata nel tratto
Roscigno-Bellosguardo, ancora chiusa al traffico la SP tra Roscigno e Sacco.
Un paese quasi completamente isolato, la cui economia è precipitata con
l’aumento del costo di qualunque genere, anche quelli di prima necessità, e la difficoltà di trovare facilmente mercati per i pochi prodotti dell’agricoltura, che erano il sostentamento dell’economia del paese.
Roscigno sempre più isolata, rischia di diventare ancora un borgo isolato,
perchè già numerose famiglie si sono trasferite chi nel Vallo di Diano e
chi altrove, proprio a causa delle difficoltà di collegamento.

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