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10 Luglio 2026
10 Luglio 2026

Il Cilento e Vallo di Diano devastati dal fuoco e dal cemento

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Il Cilento e Vallo di Diano devastati dal fuoco e dal cemento

In questi giorni di devastazione e sgomento per il nostro patrimonio forestale, mi chiedo dove è finita quella comunità orgogliosa e fiera del suo patrimonio, dove sono i tanti “tutori” dell’ambiente e della natura che “sbandierano” vessilli e trofei, dove sono i tanti destinatari di contributi e prebende per la sensibilizzazione “ambientale”. Il paesaggio del Cilento e Vallo di Diano ha subito negli ultimi anni una devastazione senza pari, nessun argine all’abusivismo e all’erosione territoriale, altro che vincoli e limitazioni del Parco incapace a gestire un processo di pianificazione che è costato soldi, impegno, competenza e partecipazione e per il quale da oltre un anno si è in attesa della regolamentazione, auspicando che il Ministero dell’Ambiente si decida a commissariare il Parco per questa e altre inadempienze amministrative e gestionali.
Siamo “vandali in casa” per dirla con Antonio Cederna, stiamo distruggendo la bellezza dei profili dei monti e delle colline, dei nostri centri storici, delle nostre coste.  Guardandosi intorno, nei luoghi dell’abitare, una miriade d’insediamenti sparsi connotano il nuovo paesaggio del Cilento e Vallo di Diano, fatto di precarie e brutte strutture in cemento armato che coprono intere colline e promontori.
 “Fare per fare” non è futuro e chi si lamenta dello spopolamento anzi dell’agonia dei propri paesi, farebbe meglio a sbracciarsi le maniche ed assumersi le responsabilità che gli competono piuttosto che lamentarsi. Inutile dire e ripetere che tutelare e valorizzare le proprie risorse primarie è un dovere per noi e per le generazioni future, come inutile dire e ripetere che solo se riusciamo ad avere “cura” del nostro patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico potremo costruire un percorso di futuro possibile nel turismo di qualità unica industria in crescita nel nostro paese. Non è tempo di lamenti, è tempo di agire di scendere in piazza ed organizzarsi contro il degrado e l’approssimazione del giorno per giorno in attesa di una lenta agonia davanti ai nostri occhi. Azioni e decisioni concrete per arginare l’azione subdola e costante di speculatori e cementificatori agguerriti e strutturati nel sistema politico locale.
I Comuni senza piani e senza la preoccupazione di affrontarli, il Parco senza regolamento e senza gestione della sua pianificazione, la Provincia di Salerno con un Ptcp tutto da rifare per effetto delle modifiche regionali alla legge sulla pianificazione che accentra ancora a Napoli tutte le competenze.
Ma dove andiamo, dove sono finite sussidiarietà e capacità di sostenerla, dove sono la partecipazione e la cittadinanza. Eppure il 13 giugno l’Italia si è desta, ha detto con chiarezza di voler difendere e tutelare le sue risorse primarie. Di corsa la “politica” vorace e accentratrice rialza la posta e mostra gli artigli del potere. Il Cilento e Vallo di Diano devono reagire all’omologazione e rilanciare per essere una comunità autentica ed innovativa, riprendere le fila del cammino di autonomia culturale ed organizzativa cogliendo nel “Parlamentino della Comunità del Parco”,  un modello di gestione autonoma e lungimirante che oltre ad una organizzazione efficace ed efficiente possa dare indirizzi politici chiari e determinanti per la qualità e il futuro del nostro territorio. Ampia la leggittimazione ma ancora più ampia una forma di coesione con un organigramma determinato di obiettivi, azioni e risultati. Insieme alle parole che danno peso alla denuncia,  l’azione che da valore all’esempio dell’Osservatorio Europeo del Paesaggio (OEP), che ha programmato un’azione di ricognizione dell’abusivismo e della devastazione territoriale della Provincia di Salerno, che presenterà il prossimo 24 e 25 settembre alla Certosa di San Lorenzo in Padula come primo atto di consapevolezza per il bene comune.

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