7 Febbraio 2026

Omicidio Sarno, le figlie di Russo: «Il coltello, il sangue, gli occhi nel vuoto: è morto per salvarci»

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Omicidio Sarno, le figlie di Russo: «Il coltello, il sangue, gli occhi nel vuoto: è morto per salvarci»

Una scena di ordinaria quotidianità trasformata in tragedia, nel cuore di Sarno. Nel piccolo negozio di alimentari di via Falciani, a pochi passi da piazza Sabotino, si è consumato un delitto che ha sconvolto un’intera comunità. Gaetano Russo, 61 anni, è stato ucciso a coltellate all’interno della sua bottega da Andrea Sirica, 34 anni, volto noto del quartiere e con precedenti alle spalle. La lama, afferrata dal bancone della salumeria, ha messo fine in pochi istanti a una vita spesa per il lavoro e per la famiglia.

Al piano superiore dello stabile vivono le figlie, Cristina Russo, 19 anni, e Maria Angela Russo, 33. Sono loro a raccontare l’orrore di quella notte. Cristina era accanto al padre quando l’aggressione è iniziata: ha provato a fermare l’uomo, a implorarlo di smettere, riportando anche una ferita alla mano. «Era lucido, sapeva quello che stava facendo – racconta – chiamava tutti per nome, chiedeva di spegnere le telecamere. Mio padre mi ha messo al riparo, è morto per salvarmi».

Maria Angela, che vive al secondo piano, ha sentito le urla e si è precipitata in strada. «Ho capito subito che stava accadendo qualcosa di terribile. Quando mi sono avvicinata ho visto papà a terra. Quell’uomo voleva uccidere tutti noi». Parole che restituiscono la paura, ma anche l’incredulità: Sirica era conosciuto dalla famiglia, aiutato più volte da Gaetano con gesti concreti, cibo e sostegno. Una fiducia che si è trasformata in condanna.

Le immagini delle telecamere di sorveglianza, ora al vaglio degli inquirenti, confermerebbero una dinamica lucida e premeditata: l’ingresso nel negozio, le richieste precise, poi l’aggressione. Un’escalation di violenza che ha spezzato la serenità di un luogo simbolo del quartiere.

Accanto alle figlie c’è anche il fratello Raimondo, che chiede giustizia senza attenuanti. «Ci ha tolto un padre – dice – voglio che lo Stato sia presente e che la legge venga applicata fino in fondo, senza sconti». Nei prossimi giorni il medico legale riceverà l’incarico per l’autopsia, che dovrà chiarire la dinamica e la violenza dei fendenti inferti al 61enne.

Intanto la bottega storica resta chiusa. Davanti alle saracinesche abbassate si susseguono fiori, candele, preghiere. In un silenzio carico di commozione, la comunità si stringe attorno alla famiglia Russo. Tra i lumini, una foto di Cristina che balla con il padre al suo diciottesimo compleanno e un ritratto di Gaetano con una cesta di pane tra le mani: l’immagine di un uomo semplice, generoso, che aveva fatto della bontà una regola di vita. Una lezione che oggi, nel dolore, resta come eredità per chi lo ha conosciuto.

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