12 Febbraio 2026
12 Febbraio 2026

Guida sotto effetto di stupefacenti, la Consulta ridisegna le regole: punibile solo chi crea un pericolo reale

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Guida sotto effetto di stupefacenti, la Consulta ridisegna le regole: punibile solo chi crea un pericolo reale

La sentenza degli Ermellini ha ridisegnato la disciplina della guida sotto effetto di stupefacenti, alleggerendo le responsabilità per chi non crea un pericolo reale per la circolazione stradale.

La Corte introduce il principio del “pericolo reale” per la guida sotto effetto di stupefacenti, segnando una svolta importante nell’interpretazione dell’articolo 187 del Codice della Strada in materia di guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti. Con il deposito della pronuncia i giudici della Consulta hanno ribadito la legittimità costituzionale della disciplina introdotta con la riforma del Codice della Strada del 2024, ma ne hanno condizionato l’applicazione a un requisito sostanziale: la sussistenza di un pericolo effettivo per la sicurezza della circolazione stradale.

La norma, modificata dalla legge 177/2024, aveva ampliato l’ambito di punibilità, eliminando il riferimento allo “stato di alterazione psico-fisica” per punire semplicemente chiunque guidasse dopo aver assunto sostanze stupefacenti. Ciò aveva sollevato dubbi di legittimità costituzionale, sostenuti da associazioni come l’Unione delle Camere penali italiane e l’Associazione Italiana dei Professori di Diritto Penale, in quanto la formulazione originaria avrebbe potuto portare a sanzionare condotte del tutto inoffensive per la sicurezza stradale, come l’assunzione di droghe in periodi molto antecedenti alla guida.
La Corte, pur non accogliendo le censure nella loro interezza, ha imposto un’interpretazione della norma in conformità ai principi costituzionali di proporzionalità e offensività.
In concreto, secondo la sentenza, non è più sufficiente accertare la presenza di tracce di sostanze stupefacenti nel sangue o in altre matrici biologiche del conducente: occorre dimostrare, sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, che le quantità di sostanza rilevate siano generalmente idonee a provocare, in un assuntore medio, una alterazione delle capacità di controllo del veicolo, tale da generare un pericolo concreto per la sicurezza della circolazione.

Questa lettura segna un equilibrio delicato tra l’esigenza di contrastare la guida sotto l’influenza di sostanze stupefacenti e la tutela dei diritti fondamentali del cittadino: non può essere punita una condotta che, pur formalmente rientrante nella fattispecie normativa, non comporta alcuna offesa per la sicurezza pubblica.

Il nuovo orientamento giuridico avrà inevitabili riflessi sui processi penali e amministrativi relativi a violazioni dell’articolo 187, imponendo ai giudici di merito di valutare caso per caso se la condotta del conducente abbia effettivamente prodotto un rischio reale. Allo stesso tempo, la decisione della Consulta attenua le preoccupazioni di chi temeva sanzioni automatiche e indiscriminate basate sulla mera positività di un test tossicologico, anche in assenza di alterazioni funzionali significative al momento della guida.

La sentenza costituisce un passaggio giurisprudenziale significativo: conferma la legittimità della disciplina anti-droga alla guida, ma la rende compatibile con i principi costituzionali solo nella misura in cui esige un nesso tra uso di sostanze e pericolo concreto per la circolazione. Ciò riflette una tutela equilibrata tra sicurezza stradale e rispetto della proporzionalità delle sanzioni.

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